Mondo Bio

Agricoltori di Siena: “Servono più risorse per le aziende bio toscane”

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Il direttore Gianluca Cavicchioli: “Preoccupazione per il sistema biologico della Toscana e per le aziende che da tempo hanno fatto questa scelta”.

 

Redazione
19 gennaio 2022

SIENA – Secondo un nutrito gruppo di associazioni e comitati del biologico una modifica inserita di straforo nel Piano Strategico Nazionale della nuova PAC (Politica Agricola Comune) 2123-2027 bloccherà di fatto l’espansione dell’agricoltura biologica, facendo ritornare indietro la Sau certificata di diversi punti percentuali.

Il passaggio, presentato il 9 dicembre scorso all’interno di 3.654 pagine, vede il cambiamento dei criteri di ammissibilità ai finanziamenti Bio per l’Azione SRA 29.1, con cui si prevede di far notificare entro il 31 dicembre 2022 l’entrata nel sistema di controllo per le aziende agricole che intendono farsi finanziare dal 2023, risorse permettendo, “la totalità o una parte dei costi, del mancato guadagno e degli eventuali costi di transazione” a cui si assoggettano con il nuovo percorso Bio.

Preoccupazioni per il biologico arrivano oggi anche da Gianluca Cavicchioli, direttore dell’Unione provinciale Agricoltori di Siena: “Gli investimenti che vengono messi in atto sono di forte impatto aziendale e la chiarezza negli intendimenti politici aiuterebbe le aziende a decidere, programmare e investire”.

Secondo il dirigente servono più risorse che si devono trovare per salvaguardare realtà produttive convinte e capaci di tenere il mercato o meglio di ampliarlo: “Davvero complicata e scivolosa l’esigenza d’individuare e definire priorità o inserire paletti che in ogni caso e maniera penalizzano il sistema, evidenziano poco convincimento e rendono così paludoso il terreno a quegli imprenditori che vogliono fare bene la loro attività oltre a vanificare o sminuire, a parer nostro, le risorse dedicate nei lustri passati. Qui non si tratta di limitare il rischio d’impresa ma di avere pari condizioni e opportunità“. 
Gli agricoltori di Siena si dicono insomma convinti che l’agricoltura si faccia in campo e non tra infinite norme e delimitazioni, antitetiche e spesso controproducenti per le esigenze agronomiche dell’impresa.