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Ateneo pisano: “Il livello dei mari si alza, anche la Piana di Pisa a rischio”

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Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Earth System Science Data il livello del mare nel 2100 potrebbe aumentare anche fino a un metro.

 

Redazione
27 settembre 2023

PISA – Nonostante i moniti di qualche settimana fa del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres sulle possibili conseguenze bibliche a cui stiamo andando incontro per l’innalzamento del livello del mare causato dal riscaldamento globale, molti esperti e parte dell’opinione pubblica mantengono un certo scetticismo rispetto a certe previsioni catastrofistiche.

Per Guterres il livello del mare si sta alzando a un ritmo sempre più incalzante, alcune nazioni potrebbero quasi scomparire e la popolazione di intere città potrebbe essere costretta ad abbandonare la propria casa: “Il fenomeno riguarda oltre 900 milioni di persone, da Londra a Los Angeles e da Bangkok a Buenos Aires”.

Gli scettici dei cambiamenti climatici sostengono invece che un certo allarmismo mediatico continuo e ripetuto sia volto piuttosto a voler influenzare i consumi avvantaggiando alcune multinazionali  produttrici di tecnologie del settore delle energie rinnovabili o di quello della mobilità elettrica. Secondo qualcuno alcune teorie sui cambiamenti climatici potrebbero persino essere utilizzate per aumentare il controllo sociale da parte dei governi.

L’Università di Pisa, proprio oggi, ci fa sapere comunque che se le emissioni di gas serra continueranno al ritmo attuale, nel 2100 il livello del mare sulla Terra potrebbe aumentare anche fino a un metro, con danni sempre maggiori per mareggiate e fenomeni estremi. La prospettiva arriva da uno studio pubblicato sulla rivista Earth System Science Data a cui hanno partecipato Matteo Vacchi dell’Università di Pisa e Alessio Rovere dell’Università Ca’ Foscari di Venezia come primo autore.

La ricerca ha messo insieme tutti i dati esistenti relativi al livello del mare durante l’ultimo periodo interglaciale, 125mila anni fa, l’ultimo in cui la Terra è stata lievemente più calda rispetto a oggi, circa 1-1,5 gradi su scala globale e 3-5 ai poli. Secondo l’atlante on line creato dai ricercatori il livello dei mari all’epoca era tra i 3 e i 9 metri più alto di adesso. “Nel periodo interglaciale le condizioni climatiche erano dovute a un cambiamento nella configurazione orbitale della Terra – spiega Matteo Vacchi – il riscaldamento climatico odierno deriva invece, in larga parte, dall’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera dovuto all’effetto antropico”.

A livello globale le zone più vulnerabili all’innalzamento del livello del mare sono gli atolli nel Pacifico e le grandi piane costiere del sud-est asiatico. Per quanto riguarda il Mediterraneo sono particolarmente vulnerabili la laguna di Venezia, l’alto Adriatico e in generale le grandi piane costiere, per esempio il Volturno di Napoli, ma anche la piana pisana in Toscana, e per il nord Africa le zone costiere pianeggianti della Tunisia, del Marocco e il Delta del Nilo.

Prima responsabile dell’innalzamento dei mari sarebbe la fusione delle due grandi calotte polari del Pianeta, Groenlandia e Antartide. Se dovesse fondersi tutta la calotta glaciale che copre attualmente la Groenlandia il livello globale del mare salirebbe di circa 7 metri. Se invece si dovesse fondere tutta la calotta antartica l’aumento sarebbe di ulteriori 58 metri.

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