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Il Cammino di Dante: tra San Godenzo e il ponte del Cicaleto sulle tracce del sommo poeta

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San Godenzo

Andando esule da Firenze a Ravenna proprio da questi boschi l’Alighieri trasse ispirazione per la “Selva oscura” che apre la Divina Commedia.

 

Testo e foto di Silvia Ciucchi

San Godenzo_targa DanteSAN GODENZO (Fi) – Prendendo spunto dalla presentazione dei 6 Cammini intorno a Firenze (L’Anello del Rinascimento, il Cammino di Francesco, il Cammino di Dante alla scoperta delle tracce del Poeta fino a Ravenna; la Via degli Dei tra Firenze e Bologna, la Via Romea Senese e il Cammino di San Jacopo fino a Lucca), lanciati al Salone internazionale del Turismo a Parigi e che saranno presentati alla Bit di Milano da domenica 10 a martedì 12 aprile, vogliamo portare la vostra attenzione su uno di questi: il Cammino di Dante che lambisce il paese di San Godenzo dove si trova un ponte, il Ponte del Cicaleto, ancora pressoché intatto e nelle stesse condizioni di allora, testimone del passaggio dell’illustre viandante Dante Alighieri che sicuramente lo ha attraversato.

Pare che da questo passaggio in poi, attraversando i boschi e le foreste che lo portarono alla cascata dell’Acquacheta per poi proseguire fino a Ravenna, proprio da qui il poeta trasse ispirazione per definire niente meno che “la Selva Oscura”. Pertanto quale miglior posto per ricondurci a Dante?

Il cammino di Dante inizia con un’idea di Giordano Bezzi, che abitando vicino al fiume Montone scopre che il rivale del fiume era la principale strada medievale che univa Ravenna all’Appennino, compie ricerche storiche , scopre l’orografia del territorio, fiumi abbandonati, strade modificate .
Il Giordano parte per il rivale del fiume e in pochissimo tempo arriva alle prime colline, cercando i percorsi Cai si trova il sentiero 505 che conduce da Faenza a Marradi e così via arrivando a Firenze.

I punti importanti sono le tracce di Dante: l’8 giugno 1302 il poeta va a San Godenzo allo Specchio per incontrare i Ghibellini passando dal ponte del Cicaleto, da lì in fuga passa dalla cascata dell’Acquacheta, viene ospitato dai frati Benedettini di San Benedetto in Alpe, dove si può vedere la cripta dell’anno 1100, si dirige verso Forlì e viene accolto dalla famiglia Ordelaffi .

Il nome del paese deriva da San Gaudenzio, eremita nell’Alto Medioevo che si era ritirato in queste montagne per condurre una vita di preghiera; più tardi sulla sua tomba sorse l’Abbazia, nella cui cripta riposa il Santo. L’imponente edificio presenta forme romaniche sia all’esterno che all’interno, con una struttura simile a San Miniato al Monte e alla cattedrale di Fiesole; conserva preziose opere d’arte e l’8 giugno 1302 ospitò un incontro di tema politico e militare a cui prese parte anche Dante Alighieri mentre tentava invano di rientrare in Firenze dall’esilio.

Nella seconda metà del Trecento Firenze conquistò questi territori, già dei conti Guidi, e iniziò ad avvalersi delle risorse del bosco; dopo i Medici, i Lorena contribuirono allo sviluppo del territorio e promossero la costruzione della strada di collegamento tra Toscana e Romagna attraverso il Passo del Muraglione.

Oggi San Godenzo è un delizioso borgo immerso tra boschi secolari alle porte del Parco delle Foreste Casentinesi ed ha tra le sue attività economiche prevalenti l’artigianato del legno, del ferro battuto e della pietra. I boschi del territorio offrono la possibilità di escursioni nella natura e cristallini ruscelli balneabili, tra cui il Doccione, Calabuia e la famosa Cascata dell’Acquacheta, detta anche Cascata di Dante. Così la descrive in un famoso passo della Commedia (Inf. XVI°, vv. 94-105).

Come quel fiume c’ha proprio cammino
prima da Monte Veso inver levante,
dalla sinistra costa d’Appennino,
che si chiama Acquacheta suso, avante
che si divalli giù nel basso letto,
e a Forlì di quel nome è vacante,
rimbomba là sovra San Benedetto
dell’Alpe per cadere ad una scesa
ove dovrìa per mille esser recetto;
così, giù d’una ripa discoscesa,
trovammo risonar quell’acqua tinta,
sì che ‘n poc’ora avrìa l’orecchia offesa

Così Dante descrive il rimbombare dell’acqua che scroscia dalla cascata dell’Acquacheta, un suono forte e fragoroso che richiama per rappresentare il rumore del fiume infernale Flegetonte. Un suono delle nostre montagne che è rimasto immortalato nelle carte e nei versi di un poeta che trasferisce nel mondo dell’Oltretomba tutta la sua esperienza di uomo del Due-Trecento.

Il ponte del Cicaleto, di cui offriamo qui alcune immagini, attraversa il fosso di Castagneto – Petrognato pochi centinaia di metri a valle della confluenza dei due torrenti provenienti dalle rispettive frazioni di San Godenzo, con le sorgenti poste presso i monti Peschiena e Lavane. Si tratta di un ponte di pietra a un sola arcata ribassata con vertice leggermente acuto; poggia su un basamento di solidi conci di pietra disposti a regolare filaretti.

A San Godenzo, a partire dal 1991, si celebra ogni anno nella prima metà di luglio la rievocazione storica del Dante Ghibellino che ricorda il convegno dei fuoriusciti guelfi e ghibellini nell’Abbazia di San Godenzo nel giugno 1302. Le lotte intestine a Firenze, fra guelfi neri da una parte e guelfi bianchi e ghibellini dall’altra, portarono alla cacciata di quest’ultima fazione dalla città, con la condanna a morte in contumacia di Dante emessa nel gennaio del 1302 dal podestà di Firenze Cante Gabrielli da Gubbio. I Bianchi fuggono e con essi Dante, che trova asilo presso gli amici Conti Guidi in Casentino.

Bianchi e ghibellini, pur tuttavia, meditano vendetta e tramano per ritornare in Firenze, da qui il convegno nel coro dell’Abbazia di San Godenzo. Sostanzialmente il convegno di San Godenzo avvenne per stipulare un accordo fra le nobili famiglie cacciate da Firenze, con tanto di rogito notarile redatto dal notaio ser Giovanni Buto d’Ampinana (atto conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze) per garantire economicamente gli Ubaldini, signori del Mugello, qualora avessero subito un attacco di Firenze nel loro castello di Monteaccianico.

ponte del Cicaleto

 

Chi arriva in questa zona dell’Appennino si trova immerso proprio in questo, in un ambiente che si fa al tempo stesso cultura. E non solo perché cantato da poeti o perché patria di pittori o ancora luogo di passaggio di un altro celebre poeta vicino a noi come Dino Campana. L’ambiente vive soprattutto dei segni lasciati giorno dopo giorno dai suoi abitanti, allevatori, artigiani, raccoglitori di castagne, di legname, produttori di formaggio. Chi vive qui sa bene cosa la montagna può dare, conosce le asprezze degli inverni e i magri pascoli.

Forse per capire a fondo tutto questo bisognerebbe ascoltare i racconti dei molti anziani che popolano San Godenzo: sentiremmo parlare di scuole sparse qua e là per i monti, di giornate passate a badare alle pecore, di poveri pasti a base di polenta e poco più, delle serate a veglia davanti al focolare. La cultura non è un dato immobile nel tempo, qualcosa di prestampato in ogni uomo. Vi rientrano credenze, pratiche sociali e religiose, costumi e abitudini in combinazioni innumerevoli. Oggi tutto questo patrimonio della nostra montagna non si pone tanto come una rocca da cui difendere una pretesa particolarità ma come un ponte verso gli altri fatto di scambi e di relazioni. Basti pensare ai continui flussi migratori che hanno attraversato – consideriamo anche solo il Novecento – questo territorio tra Toscana e Romagna. E anche oggi qui l’incontro è particolarmente vivo e importante.

La cultura di quest’ambiente si manifesta poi nelle numerose iniziative che le comunità sparse nel territorio portano avanti tutto l’anno. Dalle feste dei marroni ai mercatini di Natale, dalle sagre estive alle attività teatrali. Non bisogna dimenticare il cibo, la tradizione gastronomica che caratterizza i nostri paesi: il pane cotto nel forno a legna, i tortelli di patate con la pasta fatta a mano, i dolci di castagne (come il celebre migliaccio). Tra i prodotti tipici il marrone, protagonista di sagre a tema, tale da dare il nome alla frazione di Castagno, poi detto “d’Andrea” in onore del pittore rinascimentale. Il locale Centro Visite ospita un Museo Virtuale dedicato all’artista e una presentazione del Parco e degli itinerari.

Fonti: Comune di San Godenzo, Associazione il Cammino di Dante 
www.comune.san-godenzo.fi.it   www.camminodante.com

Per saperne di più

Lirica lungo il cammino di Dante
Percorsi lungo il Cammino di Dante
Sulle tracce del Poeta
Una settimana di cammino da Firenze a Ravenna

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