Il distretto di Prato candida un nuovo hub strategico per guidare la filiera circolare del tessile. Intanto avvia un progetto pilota per la raccolta selettiva.
di Gabriella Congedo
5 giugno 2026
PRATO – Il riciclo degli scarti tessili si preannuncia, senza ombra di dubbio, come una delle grandi sfide dei prossimi anni. Il boom della cosiddetta fast fashion ha fatto impennare in modo esponenziale la quantità di abiti prodotti e, di conseguenza, gettati via. Tuttavia, rimettere in circolo questi materiali è un’operazione estremamente complessa e, talvolta, quasi impossibile.
I numeri globali fotografano una vera e propria emergenza:
- Oltre l’80% dei rifiuti tessili finisce in discarica.
- Meno dell’1% viene effettivamente riciclato per dare vita a nuovi tessuti.
- Nella sola Unione Europea si generano ogni anno più di 12 milioni di tonnellate di scarti tessili, una quota enorme dei quali continua a sfuggire a filiere strutturate di recupero.
Perché riciclare il tessile è così difficile?
Gli ostacoli che oggi bloccano la filiera del riciclo si dividono principalmente in quattro grandi capitoli:
- Eterogeneità dei materiali: la maggior parte dei capi d’abbigliamento è composta da miscele complesse (come cotone e poliestere o elastan). Con le tecnologie attuali la separazione meccanica o chimica di queste fibre risulta impossibile. A questo si aggiunge la presenza di accessori come bottoni, cerniere, stampe e decorazioni che contaminano il materiale e devono essere rimossi manualmente.
- La trappola della “Fast Fashion”: l’industria della moda ultra-veloce utilizza tessuti di scarsa qualità e fibre corte. Anche quando vengono sfilacciate per il riciclo, queste fibre perdono resistenza e non possono essere riutilizzate per creare nuovi abiti. Inoltre, i volumi immessi sul mercato superano di gran lunga le capacità degli attuali impianti.
- Limiti tecnologici ed economici: i processi di riciclo chimico – capaci di scomporre il tessuto a livello molecolare – sono costosi e richiedono enormi quantità di energia. Mancando una forte domanda di mercato per le fibre riciclate il processo si rivela spesso non redditizio per le aziende, spingendole a esportare gran parte del materiale raccolto verso Paesi extra-europei.
- Errori di conferimento: spesso gli scarti tessili si sovrappongono ai rifiuti indifferenziati, sono gettati in modo non corretto e finiscono per degradarsi all’interno dei centri di smistamento.
La svolta europea e il modello Toscana
Mentre Bruxelles accelera sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) e sulla creazione di una vera filiera industriale post-consumo è scattato in tutta l’Unione Europea l’obbligo di raccolta differenziata del tessile. Un passaggio normativo che sta costringendo territori, aziende e gestori a ripensare radicalmente il sistema.
In questo scenario di profondo cambiamento la Toscana e il distretto tessile pratese puntano a diventare un laboratorio di sperimentazione avanzata a livello internazionale. Il cuore di questa strategia è il nuovo hub tessile promosso da Plures e in fase di completamento a Prato, destinato a diventare uno dei nodi strategici della futura economia circolare del settore.
Proprio in quest’ottica è stato presentato un protocollo d’intesa siglato da Plures, Comune di Prato e dai principali attori del distretto. Si tratta di un progetto pilota dedicato alla raccolta selettiva dei rifiuti tessili e al loro successivo recupero industriale.
Il progetto in sintesi: la sperimentazione testerà modalità efficienti di raccolta selettiva direttamente presso i punti vendita e la grande distribuzione, utilizzando contenitori di nuova progettazione. I materiali raccolti saranno sottoposti a un’analisi qualitativa per valutarne le possibili applicazioni industriali di riuso e riciclo. Parallelamente, verranno avviate campagne di sensibilizzazione per educare i consumatori alla corretta gestione dei capi a fine vita.
Verso una nuova logica industriale
L’obiettivo finale è una rivoluzione culturale: il tessile usato non deve più essere visto come un semplice scarto da smaltire ma come una risorsa e una materia prima da reinserire nel sistema produttivo. Una logica che trasforma anche il ruolo dei servizi ambientali, non più limitati alla sola raccolta ma integrati in filiere industriali complesse.
“L’Europa sta cambiando profondamente il modo in cui dovranno essere gestiti i rifiuti tessili e la Toscana ha tutte le caratteristiche per giocare un ruolo da protagonista in questa trasformazione” ha dichiarato Lorenzo Perra, presidente di Plures. “Questo protocollo rappresenta un primo passo concreto per costruire una filiera integrata che unisca raccolta, tracciabilità, innovazione industriale e recupero di materia. Il nuovo hub tessile che inaugureremo a Prato nasce proprio con questa visione: non un semplice impianto ma un’infrastruttura strategica al servizio dell’economia circolare, del distretto manifatturiero e delle future sfide europee“.




















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