Rifiuti e riciclo Tessitori del mondo nuovo

Il tessile nei ristoranti è meno impattante del monouso, e poi c’è il riciclo…

Presentato a Prato il progetto Textile Hub per il riciclo degli scarti tessili.
Foto da pagina FB Consorzio Detox.

Presentato a Prato il progetto Textile Hub per il riciclo degli scarti tessili tra qualche malumore e le direttive europee da non disattendere.

 

di Marcello Bartoli

PRATO – Qualche settimana fa abbiamo parlato di uno studio del 2013 che metteva a confronto le prestazioni ambientali  nell’intero ciclo di vita (acquisizione delle materie prime, produzione, distribuzione, utilizzo e fine vita) del tovagliato riutilizzabile in tessuto e di quello in carta monouso per il settore risto-alberghiero del Comune di Firenze. La ricerca giungeva alle conclusioni che il consumo di risorse materiali ed energetiche, le emissioni inquinanti e la produzione di rifiuti legati all’utilizzo del tessile, considerando le possibilità di riuso garantite da un lavaggio su scala industriale, sono inferiori rispetto a quelli derivati dall’adozione del tovagliato di carta monouso.

La questione dell’impatto ambientale tra tessile e monouso è senz’altro rilevante, anche in ottica di economia circolare, considerato che a partire dal 1° gennaio 2022 è entrato in vigore su tutto il territorio nazionale l’obbligo di raccolta differenziata dei rifiuti tessili con il decreto legislativo n. 116/2020 e che a livello europeo diventerà obbligatoria entro il 2025. Nel frattempo a Prato sono stati presentati i progetti del Textile Hub per la selezione e il trattamento dei rifiuti tessili e dell’essiccatore per i fanghi di depurazione, candidati a ottenere oltre 10 milioni di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza tramite i bandi del ministero della Transizione Ecologica. Il nuovo impianto permetterebbe di avviare a nuova vita gli abiti usati raccolti nella nostra regione, evitandone lo smaltimento in impianti di incenerimento o discariche.

Il Protocollo d’intesa per l’implementazione degli obiettivi del Next Generation Prato per la realizzazione dell’hub del riciclo del tessile è stato firmato da istituzioni e parti economiche, produttive e sociali: Comune di Prato, Alia, Gida, Next Technology Tecnotessile, Confindustria, Confartigianato, CNA, Camera di Commercio e sindacati Cgil, Csl e Uil. L’impianto di Alia punta a una nuova filiera della raccolta differenziata  da 34.000 tonnellate all’anno, con un quantitativo stimato di avvio a riciclo o recupero di circa 32.000 t/a, mentre l’essiccatore Gida avrà una capacità di trattamento di 10mila t/a, con tecnologie di ultima generazione e con lo scopo di ridurre del 70% il volume dei fanghi da inviare ad appositi impianti terzi per lo smaltimento.

L’impianto dovrebbe selezionare in maniera automatica i rifiuti tessili in ingresso al fine di consentire l’avvio alle successive operazioni di riciclo, garantendo alle aziende utilizzatrici materiale selezionato da poter reimmettere nei cicli produttivi. La tecnologia si caratterizza per l’utilizzo di sensori ottici NIR (Near infrared) capaci di riconoscere e differenziare i tessuti per tipologia di fibra tessile e colore, con una potenzialità di trattamento di 4 tonnellate l’ora.

A Prato c’è un hub del riciclo tessile diffuso che si compone di una cinquantina di aziende, con circa 500 addetti specializzati. Fabrizio Tesi, presidente dell’Associazione italiana per il tessile riciclato (Astri), è critico sul progetto: “Non ci è chiaro come la filiera pratese del riciclo e del riuso si integri in quest’iniziativa. Sembra che quello che l’hub tessile andrà a fare sarà simile a quello che già le nostre aziende fanno con esperienza e professionalità. La filiera è già in grado di gestire una grande quantità di rifiuti tessili: il 60% di quello che viene raccolto è destinato al riuso, il resto va a riciclo e solo una piccola percentuale, intorno al 3%, deve essere smaltita“.

Il tema del tessile circolare e sostenibile è stato affrontato anche dall’Osservatorio Ambientale di Prato nell’ultimo dossier Prato nell’emergenza climaticacon un approfondimento proprio sul Textile Hub. Lo studio ricorda che in linea con gli indirizzi del Green Deal dell’Unione Europea, entro giugno 2022 è prevista l’elaborazione della strategia per il tessile circolare. Altrettanto significativo per il comparto è il Programma nazionale per la gestione dei rifiuti, riguardante anche la raccolta differenziata di rifiuti tessili post-consumo (es. abiti usati), la cui adozione è stata anticipata dall’Italia al 2022. Si parla anche della Direttiva n.6 2008/98/CE cosiddetta End of Waste per la cessazione della qualifica di rifiuto, riferita a un processo di recupero che trasformi nuovamente quel materiale in un prodotto per contrastare il sovra-sfruttamento delle risorse disponibili.

Sullo sfondo la strategia europea si prefigge alcune misure fondamentali, come la concezione del prodotto come “servizio”, da fornire e ritirare al suo esaurimento, la promozione delle certificazioni di etichettatura ecologica (es. Ecolabel), la responsabilità estesa del produttore (EPR) anche nel trattamento dei materiali a fine ciclo, oppure l’implementazione dell’eco-design per la longevità e la riparazione dei capi. Il Textile Hub rappresenterebbe dunque un primo anello dell’economia circolare, in grado di riprodurre materia prima secondaria da trattare poi successivamente a livello chimico o meccanico.

Nel febbraio 2020 era stato siglato il Patto per il tessile, un protocollo della Regione Toscana contraddistinto dall’intento di trasformare materiali da costo (di smaltimento) a valore aggiunto (di materiale riciclato). Secondo il dossier nell’accordo però “non sembrano del tutto chiariti i passaggi più dirimenti nell’applicazione di normative comunitarie, come l’End of Waste per la valorizzazione del riciclo degli scarti.”

Il dossier evidenzia anche come “queste lavorazioni hanno ricadute anche sulla gestione idrica dei reflui, che ha richiesto un sistema di depurazione delle acque per usi industriali in capo alla società GiDa, distinto dall’impianto civile, sebbene tuttora al centro di controversie per la difficoltà di completamento della rete distributiva e per l’impatto sull’ambiente derivato dall’incenerimento dei fanghi industriali. Su questo fronte la duplice sfida riguarda la capacità di eliminazione o riduzione a monte delle sostanze nocive – potenziando l’adesione a protocolli come quello Detox di GreenPeace – e più in generale delle fibre sintetiche o artificiali, così come la trasformazione dei residui di lavorazione, da impiegare nei cicli produttivi (sottoprodotti) con sistemi di smaltimento sostenibili, a valle.”

In conclusione, secondo l’Osservatorio “è necessario il pieno recepimento delle direttive europee nell’ordinamento italiano e l’ammodernamento dei processi di trattamento dei rifiuti, così da tradurre concetti come End of Waste, sottoprodotti e tessile sostenibile nello sviluppo funzionale di una filiera integrata con la logica delle 3R: riduzione, riuso e riciclo”.
Per approfondimenti è possibile scaricare l’estratto dell’ultimo dossier curato dall’Osservatorio Ambientale di Prato: La filiera del tessile circolare e sostenibile

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