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Isola d’Elba tra cemento e maltempo: l’affondo di Legambiente dopo l’ennesimo nubifragio

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Isola d'Elba, alluvione del febbraio 2025 (foto Regione Toscana)

«Basta con le lacrime di coccodrillo e il negazionismo climatico: servono prevenzione, pianificazione e un cambio radicale di rotta per salvare il territorio».

 

Redazione
24 ottobre 2026

ISOLA D’ELBA (Li) – Un territorio fragile, soffocato da cementificazione, tombamenti e da una scarsa cura che riaffiorano drammaticamente ad ogni allerta meteo. È questo il quadro tracciato da Legambiente Arcipelago Toscano all’indomani del nuovo nubifragio che ha colpito l’Isola d’Elba.

Secondo l’associazione ambientalista le mappe degli allagamenti odierni coincidono in modo impressionante con le denunce e le osservazioni presentate negli ultimi quarant’anni — e quasi sempre ignorate — ai Piani Strutturali. Fossi tombati, deviati o ristretti, un reticolo idrografico minore cancellato e suoli pesantemente asfaltati rappresentano i fattori chiave di un disastro annunciato.
A ciò si sommano opere pubbliche e private ritenute inutili, mal realizzate o prive di una manutenzione costante, figlie di una politica di programmazione territoriale che ha spesso ignorato la realtà della crisi climatica.

Pur riconoscendo che molte delle scelte scellerate appartengono al passato e non sono imputabili direttamente agli amministratori odierni, Legambiente avverte che proseguire con il modello di sviluppo attuale non è più sostenibile sotto il profilo sociale, economico e ambientale.

Le proposte e la richiesta di un cambio di passo

Uscire da questa situazione di emergenza cronica richiede una svolta radicale. Per l’associazione, l’isola deve prendere atto di essere al centro degli sconvolgimenti climatici del Mediterraneo e adottare un vero e proprio progetto di cura, ripristino e buona urbanistica. Tra le soluzioni indicate figurano:

-L’alleggerimento del carico sul territorio anziché il suo ulteriore appesantimento.
-La restituzione all’acqua del proprio spazio naturale, trattandola come una risorsa preziosa.
-L’istituzione di un tavolo tecnico unico e di un coordinamento unitario tra tutte le amministrazioni locali e regionali per la gestione dei rischi di frane, alluvioni ed erosione costiera.
-L’adozione di un piano di adattamento climatico insulare che punti su modelli come le città spugna, la rinaturalizzazione, le energie rinnovabili e la bioingegneria.

«Continuare con il business as usual e il negazionismo climatico è stupidamente autolesionista», conclude Legambiente, ribadendo che per cambiare passo non servono le “lacrime di coccodrillo” dopo i danni bensì una politica coraggiosa e visionaria capace di puntare concretamente sulla prevenzione.

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