Giardini planetari - di Dario Boldrini

La fabbrica della buona terra

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Lavoratore instancabile, il lombrico è il primo produttore al mondo della sostanza più fertile che esista in natura per coltivare, l’humus.

 

di Dario Boldrini

L’impoverimento del suolo, sia in relazione alla sua composizione, sia all’inquinamento e desertificazione, è un fenomeno ancora molto sottovalutato quando si parla di ambiente. Nel suolo, il ruolo principale in merito alla qualità è svolto dalla percentuale di sostanza organica presente, come serbatoio di carbonio che altrimenti viene disperso in atmosfera come CO2. Pensate che basterebbe una piccola percentuale (0,14%) di sostanza organica in più nel suolo per fissare una quantità di CO2 equivalente alle emissioni complessive dell’intera nazione italiana per un anno!

I valori medi di fertilità dovrebbero essere del 2-3 % ma gran parte dei terreni, siano essi residuali al margine delle città o nelle campagne coltivate, non arrivano a questi valori a causa dell’abuso di lavorazioni e fertilizzazioni chimiche fatte in passato. Si è considerato il suolo come uno strumento fisico inerte da scassare, diserbare, fresare, fertilizzare… fino a che ci ritroviamo con un terreno degradato, sterile, impoverito.

Le pratiche di fertilizzazione naturale del suolo nel tempo consentono di mantenere o aumentare il tenore di sostanza organica mentre il loro abbandono determina la progressiva mineralizzazione della sostanza organica e un trasferimento netto di carbonio, sotto forma di anidride carbonica, dal suolo all’atmosfera.
Ebbene, negli ultimi anni è cresciuto l’interesse sul potenziale ruolo della copertura vegetale della terra attraverso pacciamature, mantenimento dell’apparato radicale degli ortaggi e consociazioni, e soprattutto il potenziale svolto dal compostaggio e dal lombricompostaggio.

Il ciclo continuo di recupero dei rifiuti organici domestici oggi permette di creare compost e, nei processi più virtuosi, humus per il terreno. Ma il sistema perfetto per la trasformazione di tutta la frazione organica dei rifiuti naturali (ortaggi, foglie, erba, letame…) è dato dalla lombricoltura. Come accade in natura, nei boschi e nei campi, la “fabbrica della terra” è nella vita di milioni e milioni di piccoli anellidi silenziosi, responsabili primari della formazione dell’humus sul pianeta.

Già alla fine dell’800 Charles Darwin aveva dedicato molti dei suoi studi e un testo scientifico ai costumi e alle capacità dei lombrichi. Ne calcolò il numero ad acro di terra, ne osservò i movimenti e le reazioni rispetto alla musica e alla luce. I piccoli e generosi anellidi sono fotofobici e instancabili, perciò non gradiscono la luce e lavorano e si riproducono incessantemente. La specie più usata per il compostaggio è il “Rosso della California” (Eisenia foetida) che vive fino a 16 anni e raddoppia la sua lunghezza ogni 3 mesi. Possiede 5 cuori, 6 reni e mangia ogni giorno il doppio del proprio peso. Il re della trasformazione ecologica di qualunque materiale organico biodegradabile, il primo produttore al mondo della sostanza più fertile che esista in natura per coltivare, l’humus.

Quest’oro nero non è altro che l’escremento dei lombrichi che non ha cattivo odore e garantisce risultati miracolosi nello sviluppo vegetativo delle piante e nella germinazione dei semi. Insomma, De André aveva proprio ragione, dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fiori. Per avere il miglior concime naturale esistente basta poco più di un metro quadro dove conferire gli scarti di cucina e “allevare” una famiglia numerosa di lombrichi. La trasformazione degli scarti organici in humus avviene in 6 mesi, circa la metà di un compostaggio domestico senza i lombrichi, e non ci sono controindicazioni nei dosaggi per gli usi agricoli o di giardinaggio.

Per ottenere suoli più fertili non servono strutture particolari o pratiche tecniche specifiche, piuttosto una lombricompostiera dimensionata sulla famiglia e gli scarti vegetali che produce e la costanza di nutrirli ogni settimana con ciò che quotidianamente buttiamo via. Il mantenimento dell’umidità attraverso semplici irrigatori e la scelta accurata della posizione della compostiera garantiranno ai nuovi amici della terra l’habitat ideale per attivare una vera e propria “fabbrica della buona terra”.

 

Dario Boldrini è nato e vive a Montespertoli (Fi). Dopo 12 anni di lavoro in uno studio di Architettura del Paesaggio di Firenze (ha progettato alcuni dei primi orti urbani) ha scelto di vivere nel podere di famiglia San Ripoli dove ha fondato l’associazione Seminaria. Un progetto che spazia dalla creazione di orti e giardini ai laboratori di orticoltura per bambini e adulti, dalle spirali di erbe aromatiche ai seminari di orti creativi.
Appassionato divulgatore, ha realizzato centinaia di servizi per il programma GEO di RAI 3 in giro per l’Italia. Il suo progetto della Terza Piazza a Firenze (Coop di piazza Leopodo) è diventato un modello di aggregazione sociale.
“Giardiniere planetario” è una qualifica ereditata da Gilles Clèment, agronomo e paesaggista francese.
www.darioboldrini.net

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