Prima la salute - di ISDE Medici per l'Ambiente

L’introduzione del 5G e le possibili conseguenze sanitarie

5G

Si testano solo gli aspetti di natura tecnica, dimenticando completamente i possibili rischi per ambiente e salute.

 

di Agostino Di Ciaula – ISDE Italia

isde_logo_piccoloSe si volesse introdurre in commercio un nuovo farmaco bisognerebbe superare una valutazione preclinica (studi in laboratorio e su modelli in vivo finalizzati a valutare benefici e rischi tossicologici) ed una clinica, successiva, divisa in lunghe fasi e subordinata all’autorizzazione di un comitato etico e all’ottenimento di un consenso informato da parte di chi decide, volontariamente, di sottoporsi alla sperimentazione. Questo complesso iter di valutazione, necessario alla luce dell’ancora valido “primum non nocere”, dura in media circa un decennio.

Qualcuno ha deciso che l’introduzione del 5G migliorerà la nostra qualità di vita ma, se il 5G fosse stato un farmaco, a causa delle evidenze disponibili sui suoi effetti biologici e nonostante queste siano ancora preliminari, non avrebbe superato neanche la fase di valutazione preclinica. Invece, al contrario, si è deciso di condurre una “sperimentazione 5G” su almeno 4 milioni di italiani senza autorizzazione preventiva di alcun comitato etico, senza consenso informato e senza neanche una minima informazione sui potenziali rischi. E presto saranno esposti anche tutti gli altri.
Gli aspetti che si vogliono testare con la “sperimentazione 5G” sono unicamente di natura tecnica, dimenticando completamente i possibili rischi ambientali e sanitari.

La strada del 5G in Italia è stata aperta nel 2018 dalla delibera n. 231/18/CONS di AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), che regola le procedure per l’assegnazione e le regole di utilizzo delle frequenze da utilizzare in questa nuova infrastruttura di rete. In alcuni grandi raggruppamenti metropolitani (Milano, Prato, L’Aquila, Bari, Matera) la sperimentazione è già in atto, con utilizzo di frequenze mai usate prima su così larga scala e addizionali rispetto all’esistente (3G e 4G). Il piano prevede l’utilizzo delle cosiddette “bande pioniere” (tra 2.4 e 26 GHz) prima di quello delle bande più tipiche del 5G, comprese tra 24.2 e 86 GHz.

Il 5G (“5th Generation”) renderà necessaria l’installazione in area urbana di numerosissimi micro-ripetitori, a causa degli ostacoli alla trasmissione lineare di questo particolare tipo di segnale da parte di palazzi e aree verdi. In pratica esiste la possibilità che quasi ogni palazzo o semaforo possa avere una micro-antenna 5G.

L’AGCOM prevede, nella fase di piena operatività, una densità espositiva alle frequenze del 5G nell’ordine “di un milione di devices per Km2”, un “incremento del traffico” e un “aumento della densità di antenne installate”. Tutto questo significa, per le comunità nelle quali il 5G sarà operativo, aumento della densità espositiva a frequenze ancora scarsamente esplorate dal punto di vista sanitario.

Nel 2011 la IARC (l’agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato l’elettromagnetismo ad alta frequenza come “possibile cancerogeno” e le evidenze scientifiche rese disponibili successivamente a quella data hanno di molto ridimensionato i dubbi residui sulla cancerogenicità di questo agente fisico.
Quello oncologico non è certamente l’unico rischio possibile e valide evidenze ci sono anche sui possibili rischi riproduttivi, neurologici e metabolici.

A questi studi devono aggiungersi quelli più specifici sull’esposizione alle frequenze proprie del 5G (onde centimetriche e millimetriche) che, seppur preliminari, hanno dimostrato la capacità di alterare l’espressione genica, di aumentare la temperatura della cute, di stimolare la proliferazione cellulare, di alterare le proprietà delle membrane citoplasmatiche e la funzionalità dei sistemi neuro-muscolari e di modulare la sintesi di proteine coinvolte in processi infiammatori e immunologici, con potenziali effetti sistemici.
Uno studio recente ha dimostrato che l’esposizione di fibroblasti umani adulti e fetali a 25 GHz per 20 minuti determina effetti sui cromosomi (aneuploidia) ben noti come predisponenti al cancro.

Lo SCHEER (Scientific Committee on Health, Environmental and Emerging Risks), commissione tecnico scientifica della Comunità Europea, ha recentemente individuato tra i 14 massimi fattori di rischio emergenti per la salute e l’ambiente l’incremento del livello di esposizione a campi elettromagnetici legato alla implementazione del 5G (punto 4.4 del documento scaricabile).
Il documento attribuisce a questo argomento il massimo livello di priorità, urgenza e importanza (livello 3), anche in considerazione delle possibili conseguenze su ecosistemi e specie differenti.

Le evidenze sugli effetti biologici dei campi elettromagnetici ad alta frequenza si stanno progressivamente accumulando e, nonostante la presenza di aspetti ancora da chiarire, dimostrano l’esistenza di interazioni a più livelli tra questi e i sistemi biologici.
L’estesa raccolta di studi del BioInitiative report (bioinitiative.org ), un gruppo di studio internazionale, ha inoltre dimostrato che effetti biologici sono stati documentati anche per esposizioni molto inferiori ai limiti vigenti, che non appaiono per questo in grado di tutelare al meglio la salute pubblica.

Indipendentemente dalle evidenze epidemiologiche, particolari preoccupazioni derivano dall’ampia diffusione dei campi elettromagnetici ad alta frequenza, dall’aumentata vulnerabilità in età pediatrica (esposta sempre più precocemente) e dagli effetti negativi descritti a livello cellulare e molecolare.

Nonostante siano necessari ulteriori studi, sottostimare o addirittura ignorare i risultati già disponibili non appare una scelta eticamente giustificabile, perché significherebbe accettare che un pericolo potenziale possa essere verificato solo a posteriori, dopo che gli effetti dei campi elettromagnetici ad alta frequenza e della così alta densità espositiva avranno avuto tempo e modo di generare danni.
I risultati già disponibili sono sufficienti a invocare il principio di precauzione, anche considerato l’elevato numero di soggetti esposti e vulnerabili e le possibili interazioni con sorgenti inquinanti di altro tipo.
Nessuno vuole ostacolare il progresso o l’evoluzione tecnologica ma bisognerebbe rapportare tutto a un corretto equilibro tra le nostre reali necessità, i rischi possibili e le esigenze di profitto degli operatori di radiotelefonia.

Il rispetto del principio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità “health in all policies” dovrebbe imporre, prima dell’avvio del 5G su larga scala, il coinvolgimento concreto degli enti deputati alla tutela dell’ambiente e della salute pubblica (Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Ministero dell’Ambiente, ISPRA/ARPA), adeguati protocolli di monitoraggio, una valutazione di rischio che tenga in considerazione le evidenze scientifiche disponibili, una revisione in senso più cautelativo della normativa vigente e l’adozione di tutte le misure utili a ridurre l’esposizione, soprattutto dei soggetti più vulnerabili.
(Chi fosse interessato alla bibliografia sull’argomento può scrivere a redazione@toscanachiantiambiente.it)

 

ISDE – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente (ISDE Italia) nasce nel 1989 da un gruppo di medici italiani consapevoli che per garantire la salute di ciascuno i medici devono occuparsi anche della salute dell’ambiente in cui viviamo.
L’associazione cerca di favorire l’incontro tra scienza, politica ed etica; riconoscere il valore dell’ambiente fisico, ma anche sociale di tutti i determinanti di salute, con una particolare attenzione ai problemi dell’insostenibilità di una crescita economica senza regole che antepone i profitti alla salute.
ISDE Italia è affiliata all’International Society of Doctors for the Environment – ISDE, analoga associazione internazionale riconosciuta dalle Nazioni Unite e dall’OMS.

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