Prima la salute - di ISDE Medici per l'Ambiente

ISDE Italia compie trent’anni, facciamo un bilancio

Una parte dei componenti della giunta naz. ISDE: Ferdinando Laghi, Patrizia Gentilini, Agostino Di Ciaula, Roberto Romizi
Una parte dei componenti della giunta naz. ISDE: Ferdinando Laghi, Patrizia Gentilini, Agostino Di Ciaula, Roberto Romizi

Intervista a Roberto Romizi, uno dei fondatori dell’associazione e Presidente nazionale di ISDE.

 

isde_logo_piccoloLo scorso fine settimana si è svolto ad Arezzo il congresso nazionale dell’Associazione Italiana Medici per l’Ambiente.
Di seguito l’intervista a Roberto Romizi, uno dei fondatori dell’associazione e attualmente Presidente nazionale di ISDE.

ISDE Italia è stata costituita trent’anni fa; com’è nata l’idea di dar vita, in Italia e nel mondo, a un’associazione di medici impegnati per la salvaguardia dell’ambiente?

L’idea è nata oltre trent’anni fa, quando fui colpito dalla notizia della nascita dell’Associazione Internazionale Medici per la Prevenzione della Guerra Nucleare (IPPNW) fondata nel 1980 da un gruppo di medici statunitensi e russi per sensibilizzare i colleghi e spingerli a far pesare la loro influenza contro la minaccia della guerra nucleare. Nel 1985 l’associazione ottenne il Nobel per la pace.
L’idea mi aveva colpito, tanto da proporre nel 1984 a Leonardo Santi, presidente nazionale della Lega Italiana per la lotta contro i tumori, di aiutarmi a promuovere una sezione di medici per l’ambiente interna alla Lega stessa.
Nel 1989, attraverso la rivista della Federazione Nazionale degli Ordini dei medici italiani “Medico d’Italia”, promossi ad Arezzo un’assemblea costituente dell’Associazione Medici per l’Ambiente alla quale parteciparono oltre quaranta medici provenienti da tutte le regioni italiane.
L’anno successivo venni a sapere dell’esistenza di associazioni similari in Svizzera, Austria e Germania e mi feci promotore dell’Associazione Internazionale dei Medici per l’Ambiente. I primi contatti che prendemmo a livello internazionale fecero riferimento ai rappresentanti dell’IPPNW, evidenziando quello che per noi era ormai un rischio almeno sovrapponibile a quello nucleare: i fattori ambientali che danneggiavano la salute umana.

Quali sono i successi più importanti in questi trent’anni di impegno?

In primis la penetrazione nel territorio italiano, con il coinvolgimento attivo di centinaia di medici e operatori della salute e dell’ambiente. E poi i tanti studi e le tante battaglie condotte assieme a Lorenzo Tomatis, già direttore dello IARC, che si convinse dell’importanza dell’iniziativa e che fino al 2007, anno della sua morte, è stato presidente del nostro comitato scientifico. E poi l’aver sempre studiato e comunicato ai cittadini e ai decisori politici i tanti, troppi, disastri ambientali che ledono la nostra salute e soprattutto quella delle generazioni future.

E gli insuccessi?

Non essere riusciti a influenzare, come avremmo voluto, le scelte politiche in materia di ambiente e salute. Per questo più recentemente ci stiamo impegnando su settori determinanti come quello della comunicazione, dell’attività giuridica e del settore economico.

Quali novità sono emerse al congresso appena conclusosi?

Stiamo rafforzando il raccordo con le istituzioni, consapevoli che è determinante se vogliamo cambiare le cose. Quanto avviene nei territori italiani ed europei per noi è questione di interesse generale e per questo ci impegniamo sempre di più nel sostenere il lavoro di decine e decine di volontari in giro per l’Italia. E poi, come dicevo prima, un rinnovato interesse verso l’interlocuzione con il mondo economico: grazie alla legislazione sulle benefit corporation un numero sempre più grande di aziende sta modificando i processi di produzione prediligendo la minimizzazione dell’impatto ambientale. Che poi vuol dire anche impatto sociale.

Dal globale al locale, recita il sottotitolo del congresso. Nel locale, quali sono le battaglie più importanti che state promuovendo?

Numerose. Posso citare le attività di studio e sensibilizzazione sulla salute ambientale del bambino, sulla pericolosità dei campi elettromagnetici e della nuova tecnologia 5G. E poi c’è l’emergenza climatica, la lotta contro i pesticidi, la gestione dei rifiuti e delle fonti energetiche. Attività che realizziamo provando a intercettare tutti i settori della società: dagli studenti delle scuole italiane ai colleghi medici. Abbiamo un progetto che stiamo faticosamente portando avanti, quello di costruire una rete italiana, e perché no europea, di medici sentinella per l’ambiente.

Il rischio ambientale come viene affrontato oggi rispetto al passato?

Pur essendoci stato un miglioramento delle normative e dei comportamenti individuali per favorire la prevenzione primaria, questo ha interessato soprattutto gli stili di vita e meno la prevenzione primaria ambientale: le normative, anche quando ci sono, vengono disattese poiché i controlli sono insufficienti e si fa troppo uso delle deroghe.

Perché in Italia, rispetto ad altri Paesi europei, le tematiche ambientali non sono in cima all’agenda politica dei vari Governi che si sono succeduti negli ultimi decenni?

I politici italiani, con scarsa lungimiranza, sono uno specchio della società italiana che nel suo complesso, purtroppo, non ha una visione di medio- lungo termine. Le problematiche ambientali sono considerate dalle comunità locali soprattutto quando le coinvolgono direttamente.

Un pensiero, un messaggio ai ragazzi e alle ragazze che in questi ultimi mesi scendono in piazza contro i cambiamenti climatici

Occuparsi e preoccuparsi del Pianeta non deve essere una moda passeggera. Ci vuole costanza, impegno, dedizione e anche un po’ di follia. Caratteristiche che per un giovane è più facile avere; ho grande speranza nei cambiamenti che riusciranno a innescare. Noi, nel nostro piccolo, li sosteniamo e li sosterremo in ogni occasione.

Il programma del convegno, l’abstract con le principali iniziative svolte nel territorio italiano e tutte le relazioni sono reperibili al seguente link: https://www.isde.it/cosa-facciamo/speciale-congresso-isde-2019/

A cura di Ufficio stampa Associazione italiana medici per l’ambiente

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