Ecosistema

Monte Faeta, il rogo dei giorni scorsi riapre la ferita dei Monti Pisani

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Conseguenze pesanti su 700 ettari: boschi distrutti, habitat compromessi e abitazioni minacciate. Indagati due giardinieri lucchesi.

 

Redazione
4 maggio 2026

MONTI PISANI (Pi, Lu) – L’incendio del Monte Faeta, avvenuto nei giorni scorsi tra le province di Lucca e Pisa, lascia dietro di sé un paesaggio annerito e una domanda urgente: com’è potuto accadere? Dopo giorni di emergenza, il fronte delle fiamme è stato fermato e il rogo è entrato nella fase di bonifica.

Secondo la Regione Toscana, il perimetro complessivo dell’area bruciata si estende per circa 20 chilometri e interessa una superficie di circa 700 ettari. Sul posto sono rimaste squadre antincendio, operai forestali ed elicotteri impegnati a eliminare focolai residui e a mettere in sicurezza le zone percorse dal fuoco.

La possibile causa è al centro delle indagini della Procura di Lucca. Due giardinieri lucchesi cinquantenni sono stati denunciati dai Carabinieri Forestali per incendio boschivo colposo aggravato. Secondo le prime ricostruzioni, il 28 aprile avrebbero bruciato ramaglie e sterpaglie provenienti dalla potatura di un’oliveta a Santa Maria del Giudice, vicino a un’area boscata.
Le fiamme avrebbero poi attaccato il sottobosco, spinte dal vento di grecale verso il Monte Faeta e il versante pisano. Gli indagati, riferisce Ansa, avrebbero ammesso di aver dato fuoco ai residui vegetali ma sarà l’inchiesta a chiarire responsabilità, omissioni e dinamica completa.

Le conseguenze sono pesanti: boschi distrutti, habitat compromessi, versanti fragili e abitazioni minacciate. A San Giuliano Terme, in particolare nella frazione di Asciano, il Comune ha annunciato l’intenzione di chiedere alla Regione Toscana lo stato di calamità, indicando la necessità di interventi di rimboschimento e di messa in sicurezza contro il rischio idrogeologico.Nel solo territorio comunale sarebbero bruciati circa 420 ettari di vegetazione, con danni gravi anche ad almeno un’abitazione.

Il caso Faeta richiama incendi già impressi nella memoria delle province di Pisa e Lucca. Nel settembre 2018 il Monte Pisano fu devastato da un rogo che distrusse oltre 1.150 ettari tra Calci, Buti e Vicopisano: uno degli eventi più gravi degli ultimi anni, con centinaia di squadre impegnate nello spegnimento e nella bonifica. Per quel rogo, nel 2025, è diventata definitiva la condanna a dieci anni di Giacomo Franceschi, ex volontario antincendio, ritenuto responsabile dell’incendio.

Sul versante lucchese il precedente più vicino è quello di Massarosa del luglio 2022. Secondo la Regione Toscana, in quell’estate bruciarono quasi 800 ettari di superficie boscata e 137 ettari di colture agrarie. Anche durante l’emergenza Faeta la provincia di Lucca ha dovuto fronteggiare un altro incendio proprio nell’area di Massarosa, seppur molto più contenuto.

Il Monte Faeta diventa così il simbolo di una vulnerabilità ormai evidente: basta un innesco vicino al bosco, soprattutto con il vento, per trasformare un gesto imprudente in una catastrofe ambientale. La Regione ha ricordato che gli abbruciamenti di residui vegetali sono vietati in presenza di vento, una regola semplice ma decisiva per evitare che la storia si ripeta.

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