Ecosistema

Moria di delfini in Toscana, le analisi confermano l’ipotesi del morbillo

delfino-spiaggiato
Primi risultati degli accertamenti condotti dall’Istituto Zooprofilattico di Pisa. Da giugno a ora 21 gli esemplari spiaggiati, l’ultimo ieri alla foce del Serchio.

 

L’inquinamento a quanto pare stavolta non c’entra. Sembra essere il Morbillivirus la causa della moria di delfini lungo le coste toscane. Vanno in questa direzione i primi risultati delle analisi effettuate su 4 degli esemplari spiaggiati tra giugno e luglio che l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Pisa ha trasmesso all’assessorato regionale all’Ambiente. L’autopsia è stata possibile solo sui delfini trovati poco dopo il decesso, e dunque con gli organi non ancora deteriorati.
Le indagini istologiche e batteriologiche sono ancora in corso ma intanto è certo che nei 4 soggetti analizzati è stata evidenziata “una importante positività per il Morbillivirus dei cetacei (CeMV)“, secondo quanto riportato nella relazione. Tutti e quattro i delfini, dunque, sono risultati positivi al virus CeMV, che colpisce soltanto i cetacei ed è letale solo per questi animali.

“Il riscontro di morbillivirus nei mammiferi marini spiaggiati in Toscana non è una novità – prosegue la relazione – già nel 2013 e ancora nel 2016 si è assistito a importanti epidemie di tale virosi che però hanno interessato principalmente la specie Stenella striata“.

Le indagini proseguiranno per stabilire se c’è una correlazione tra le epidemie precedenti e quella ancora in corso, che da giugno a ora ha già fatto 21 vittime (l’ultima ieri mattina davanti alla foce del Serchio): 15 tursiopi, 4 stenelle e due delfini di specie indeterminata per la cattiva conservazione delle carcasse.

“E’ una risposta che ci aspettavamo – commenta l’assessore regionale all’Ambiente Federica Fratoni – ma che non può certo rallegrarci visto che nel 2013 il Morbillivirus CeMV causò la morte di molti delfini. Si tratta di un virus pericoloso esclusivamente per i cetacei, che se lo trasmettono attraverso il contatto fisico. Dunque al momento non sembrano esserci pericoli ambientali, tuttavia è triste prendere atto di quanto sta avvenendo e sentirsi impotenti davanti alla morte di queste splendide creature”.

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