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Rifiuti nucleari, Ateneo di Firenze: “Possibile una raccolta differenziata”

Secondo uno studio grazie alla spettroscopia laser si ridurrebbero i costi di smaltimento e l’esposizione alle radiazioni per i lavoratori.

 

Redazione
3 ottobre 2022

FIRENZE – La crisi energetica che attanaglia molti Paesi ha riacceso il dibattito “centrali nucleari sì, centrali nucleari no” nell’opinione pubblica, energia da noi italiani abbandonata attraverso ben due consultazioni popolari. Al problema di possibili incidenti si sommano le difficoltà di reperire risorse necessarie per costruirle e dismetterle e la gestione delle scorie che insieme ai rifiuti sono molto pericolose e non perdono il loro potenziale devastante per migliaia di anni.

Alle scorie di uranio vanno aggiunti i rifiuti radioattivi derivanti dalla dismissione delle centrali che hanno terminato la loro vita o che risultano obsolete. Le centrali nucleari costano molto e ci vogliono tempi lunghi per costruirle (15-20 anni) ma hanno poi vita breve: poche arrivano ai 40-50 anni teorici e ci si attesta sui 35 anni di media. I costi di smantellamento, poi, sono molto elevati e ormai ci sono energie, come quelle da fonti rinnovabili, più convenienti e sicure.

Sul tema dei rifiuti nucleari l’Università di Firenze ha presentato uno studio sulla quantificazione del livello di pericolosità legato alla radioattività di materiali contaminati, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. La ricerca ha fatto uso di uno spettrometro laser ad altissima sensibilità e precisione, denominato C14-SCAR, per rivelare l’anidride carbonica con carbonio radioattivo (14C) in modo più semplice, veloce ed economico.

Nel video curato dal Laboratorio multimediale di Ateneo il ricercatore Giacomo Insero – del Dipartimento di Scienze biomediche, sperimentali e cliniche Mario Serio – presenta per sommi capi il lavoro fatto insieme a un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di Ottica INO-CNR, del Laboratorio europeo di Spettroscopie Non Lineari – LENS, in collaborazione con il Joint Research Center per l’Energia Atomica della Commissione Europea, Inrim, Università di Firenze e la startup ppqSense srl.

Quando una centrale nucleare termina il suo ciclo produttivo tutte le sue parti devono essere opportunamente smaltite perché potenzialmente radioattive e quindi pericolose per gli organismi viventi. “La nostra ricerca ha mostrato come una tecnica di spettroscopia laser riesca a misurare in loco la concentrazione di carbonio 14 nei rifiuti nucleari andando quindi a ridurre i costi di smaltimento e l’esposizione alle radiazioni dei lavoratori” spiega Giacomo Insero. “Poiché dall’analisi delle misure raccolte emerge che la nostra tecnologia laser fornisce dati di eccellente qualità – conclude Paolo De Natale, dirigente di ricerca Cnr-Ino – si aprono scenari nuovi per l’uso in campo, con enormi prospettive nel settore dell’energia, della mitigazione del rischio radioattivo e della drastica riduzione dei costi di smantellamento, attraverso uno smaltimento differenziato delle varie parti della centrale”.

Fonte foto e video: Università di Firenze

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