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Comuni toscani “Glyphosate-free”: quando la svolta ecologica parte dai sindaci

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Da Carmignano a San Miniato fino a Campi Bisenzio e Calenzano cresce il fronte delle amministrazioni toscane che dicono no al Glifosato.

 

di Jacopo Ricci
31 ottobre 2026

Negli ultimi anni il dibattito sull’impiego del glifosato — l’erbicida più diffuso al mondo, classificato dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS) come “probabile cancerogeno per l’uomo” — ha visto nella Toscana uno dei laboratori politici e ambientali più dinamici d’Italia.

Mentre l’Unione Europea continua a concedere proroghe all’uso del diserbante in Toscana diverse amministrazioni locali hanno scelto la strada del principio di precauzione. Attraverso ordinanze contingibili e urgenti o modifiche ai regolamenti di polizia rurale alcuni Comuni si sono spinti fino a sancire il divieto assoluto di utilizzo e spandimento del principio attivo su tutto il territorio comunale: sia in ambito pubblico sia privato, sia in zone agricole sia in quelle extra-agricole.
Per comprendere la portata di queste scelte comunali è utile distinguere due livelli d’azione:

  1. Il livello regionale: la Regione Toscana ha progressivamente ristretto l’uso del glifosato nelle aree non agricole (verde pubblico, bordi stradali, scuole) e ne ha escluso l’impiego nei disciplinari di agricoltura integrata sostenuti dal Piano di Sviluppo Rurale (PSR).
  2. Il livello comunale: poiché la normativa regionale o nazionale non sempre può vietare in toto l’uso in ambito agricolo privato a livello generale i sindaci — in quanto autorità sanitarie locali sul proprio territorio — hanno impugnato lo strumento delle ordinanze sindacali contingibili e urgenti o l’aggiornamento dei Regolamenti di Igiene e Polizia Rurale per applicare il divieto esteso.

Le esperienze pionieristiche e i Comuni apripista

CARMIGNANO (Prato)
Il Comune di Carmignano è stato tra i primissimi in Toscana (e in Italia) a emanare una storica ordinanza di divieto totale del glifosato su tutto il territorio comunale. La motivazione dell’amministrazione è stata guidata dalla necessità di salvaguardare la salute dei residenti, la biodiversità e la qualità delle produzioni enogastronomiche locali di pregio (come la Carmignano DOCG). Il provvedimento ha esteso lo stop anche all’uso privato e agricolo, promuovendo alternative biologiche e meccaniche.

CAMPI BISENZIO (Firenze)
Un altro esempio significativo riguarda il Comune di Campi Bisenzio, che ha adottato un’ordinanza sindacale che vieta l’uso e lo spandimento dei diserbanti a base di glifosato sull’intero territorio. Il divieto copre espressamente-
– Aree pubbliche e private.
– Zone agricole ed extra-agricole.
L’ordinanza richiama esplicitamente la tutela della salute pubblica, il contrasto al degrado e la prevenzione dei rischi igienico-sanitari legati al dilavamento delle sostanze tossiche nella falda acquifera e nei corsi d’acqua.

BUCINE (Arezzo)
Nel Valdarno aretino il Comune di Bucine ha adottato un’ordinanza sindacale volta a tutelare sia il patrimonio naturale sia le produzioni agricole locali (olio e vino in primis).
– Cosa prevede: divieto di utilizzo di erbicidi contenenti glifosato su tutto il territorio comunale (aree pubbliche, private, agricole ed extra-agricole).
– L’obiettivo: preservare la qualità della falda idrica e incoraggiare le aziende vitivinicole e olivicole locali verso la certificazione biologica o la gestione meccanica dell’erba.

VINCI (Firenze)
Il Comune di Vinci ha attivato nel tempo un forte piano di contrasto al diserbo chimico integrando il divieto nelle regole di polizia rurale e intensificando i controlli sul territorio.
– Cosa prevede: restrizioni severe e controlli a tappeto sull’uso del glifosato nei terreni agricoli e nei giardini privati.
– L’obiettivo: proteggere il paesaggio collinare del Montalbano (caratterizzato da terrazzamenti e oliveti) ed evitare che le piogge dilavino i prodotti chimici verso i corsi d’acqua a valle.

SAN MINIATO (Pisa)
San Miniato è uno dei Comuni guida della Valdera per le politiche ambientali. Oltre ad aver bandito il diserbo su verde pubblico e margini stradali ha promosso azioni sul comparto privato e agricolo tramite l’adesione alla rete dei Biodistretti.
– Cosa prevede: regolamentazione stringente del diserbo e promozione attiva di protocolli “Zero Glifosato” per le aziende agricole del territorio.
– L’obiettivo: salvaguardare la biodiversità locale e valorizzare eccellenze come il Tartufo Bianco di San Miniato, la cui crescita dipende dall’equilibrio microbiologico del suolo, alterabile dai diserbanti chimici.

CAPANNORI (Lucca)
Famoso a livello europeo per le sue politiche ambientali, il Comune di Capannori ha esteso la sua visione sostenibile anche alla cura del suolo.
– Cosa prevede: sostituzione integrale del diserbo chimico nelle aree pubbliche con tecniche alternative (sfalcio meccanico e pyro-weeding/diserbo pirotecnico) e indirizzi stringenti che disincentivano/vietano l’uso del glifosato anche nei fondi privati e nelle aziende convenzionali.
– L’obiettivo: ridurre a zero l’impronta chimica sul territorio e fare da apripista per la Piana di Lucca.

Le motivazioni ambientali e sanitarie

I Comuni toscani che hanno scelto la linea del “divieto totale” motivano i loro provvedimenti basandosi su tre pilastri:

  1. Tutela della salute pubblica: il principio di precauzione viene applicato di fronte ai dubbi scientifici sulla genotossicità e tossicità a lungo termine della sostanza.
  2. Protezione delle acque e del suolo: i monitoraggi delle agenzie ambientali (ARPAT) hanno più volte evidenziato la presenza di glifosato e del suo metabolita AMPA nelle acque superficiali e sotterranee.
  3. Valorizzazione dell’economia locale: La Toscana basa gran parte della sua economia su turismo green e agricoltura di qualità. Un territorio “pesticide-free” aumenta il valore aggiunto dei prodotti locali (vino, olio, cereali).

Un’altra agricoltura è possibile

Il divieto totale, per quanto auspicabile, comporta sfide abbastanza impegnative per le aziende agricole e le stesse amministrazioni. L’abbandono del diserbo chimico richiede infatti:
– maggiori costi operativi: l’impiego di lavorazioni meccaniche (es. trinciatura, spollonatura meccanica) o biologiche comporta tempi e consumi superiori;
– aggiornamento delle dotazioni dei Comuni: per la cura dei cigli stradali e del verde pubblico è necessario sostituire l’erbicida chimico con strumenti come il diserbo a vapore o ad acqua calda.

Nonostante queste complessità l’esperienza di alcuni Comuni toscani dimostra che un modello di sviluppo locale attento alla salute e al rispetto dell’ambiente non solo è possibile ma traccia la strada per una transizione ecologica concreta gestita dal basso.

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