Obiettivi internazionali disattesi, commercio illegale di oltre 107 mila specie e invasori alieni: la crisi della natura continua a essere sottovalutata.
di Sandro Angiolini
2 ottobre 2026
Tra guerre, deficit pubblici, fatti di cronaca nera e via dicendo ci stiamo dimenticando che c’è anche la Natura. E che non se la passa per niente bene.
Questa settimana il meeting internazionale (Cop 17) convocato a Yerevan (Armenia) per discutere sull’attuazione della Convenzione mondiale per la protezione della Biodiversità si è concluso infatti con il riconoscimento che siamo drammaticamente lontani dal raggiungere gli obbiettivi di salvaguardia decisi solo pochi anni fa.
Di chi è la colpa? Di vari fattori, ma i media segnalano che il documento finale della conferenza è stato “annacquato” dall’influenza di Arabia Saudita, Argentina e Russia.
Il prossimo incontro della conferenza mondiale sulla Biodiversità si terrà tra due anni in Ecuador ma non è detto che porti notizie migliori. Potenzialmente interessante però la proposta avanzata in Armenia dal rappresentante di Panama, che ha suggerito alle Nazioni Unite di organizzare in futuro un unico evento internazionale che tratti contemporaneamente i temi della crisi climatica, dell’inquinamento da plastica e della conservazione della natura.
A fare da contrappunto a questa notizia negativa ne arriva un’altra dal sito del quotidiano inglese The Guardian: il numero delle specie animali e vegetali oggetto di traffico al mondo è più del doppio di quanto si credeva finora. Lo ha segnalato di recente uno studio pubblicato sull’autorevole rivista Science Advances, che ha identificato oltre 107.000 specie oggetto di traffico internazionale, molto di più delle circa 50.000 su cui si ragionava fino a poco tempo fa.
Nonostante esista da decenni una buona convenzione (CITES) per lottare contro il traffico illegale di questi animali e piante non tutti gli Stati sono in grado di assicurare un controllo adeguato sugli esemplari di così tante specie diverse. In questa maniera si incentiva l’estinzione di quelle più a rischio e/o più ricercate dagli appassionati del genere (che sfruttano anche appositi siti online). Per fare due nomi noti: l’avorio degli elefanti e i pangolini.
Chiudo ricordando che da molti anni l’Unione Europea ha adottato programmi e stanziato fondi per combattere le numerose specie aliene invasive che arrivano da luoghi esotici (una cimice si può facilmente nascondere dentro un container) e che spesso creano disastri negli ecosistemi nostrani. Per esempio il punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus) che fece stragi di palme sui litorali e in molti giardini urbani arrivava dall’Asia meridionale. Ma potrei citarvi tanti altri casi dove le specie locali si trovano senza difese contro questi “invasori” meglio attrezzati.
Tutto ciò che avete letto sopra può sembrare di minore importanza rispetto ad altri problemi ma è chiaro che se non tuteliamo la natura faremo sempre più fatica a sopravvivere bene come specie umana (e detto fra noi Marte non mi sembra un’alternativa praticabile…).
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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