Mondo Bio

È nato in Val di Cecina il secondo Distretto Biologico della Toscana

Distretto-Biologico-Cecina_Toscana-ambiente

Il Distretto Biologico della Val di Cecina ha appena ottenuto il riconoscimento dalla Regione. Fino a ieri l’unico in Toscana era quello di Fiesole.

 

di Iacopo Ricci
1° Luglio 2022

PISA, LIVORNO – Quello di Fiesole non è più l’unico Distretto biologico riconosciuto dalla Regione Toscana. Da qualche giorno ce n’è un altro, il Distretto Biologico della Val di Cecina, proclamato ufficialmente dalla Regione con il decreto n. 12510 del 22 giugno. La norma di riferimento è la legge regionale n° 51 del 2019 che promuove “la costituzione di distretti dove siano adottate politiche di tutela dell’uso del suolo, di riduzione della produzione di rifiuti, di difesa dell’ambiente, di promozione delle produzioni biologiche e di salvaguardia e valorizzazione della biodiversità agricola e naturale”.

Il cammino è iniziato nel 2019 con la nascita del Distretto Rurale della Val di Cecina, un’associazione di produttori ed enti locali che ha deciso da subito di muoversi per ottenere il riconoscimento anche come Distretto Biologico. Il territorio poteva contare già sul 33% di SAU (Superficie Agricola Utile) certificata biologica e il 21% in conversione, oltre il minimo del 30% richiesto dalla legge. Naturalmente ci sono voluti anni di lavoro per preparare la documentazione, soprattutto il Progetto economico territoriale integrato, strumento necessario per ottenere il riconoscimento regionale.
Secondo la legge infatti il Distretto biologico si costituisce mediante un accordo tra soggetti pubblici e privati che “operano in modo integrato nel sistema produttivo locale”. Obbligatoria la presenza di almeno tre imprenditori agricoli biologici e un terzo dei Comuni del territorio del distretto, meglio se altri soggetti pubblici e privati aderiscono all’accordo perché bisogna fare rete.

Adesso il neonato Distretto Biologico è pronto per mettersi al lavoro. Tra gli obiettivi, promuovere la conversione al biologico dei terreni, i cibi biologici nelle mense e nei ristoranti, la vendita diretta di prodotti biologici, il turismo rurale, l’agricoltura sociale, la conservazione della biodiversità agricola. E non da ultimo semplificare, per i produttori biologici del distretto, l’applicazione delle norme di certificazione biologica e di certificazione ambientale e territoriale.

Il prossimo Distretto Biologico a tagliare il traguardo potrebbe essere quello del Montalbano. Nel mese di febbraio i Comuni di Carmignano e Poggio a Caiano – che hanno quasi la metà della superficie agricola coltivata a biologico – insieme all’Associazione Biodistretto del Montalbano hanno raggiunto un accordo che permetterà loro di presentare alla Regione la candidatura dei propri territori a Distretto biologico.





Advertisement