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La Toscana e i biodistretti, una scommessa da non perdere (video)

In attesa della legge nazionale sul biologico la Toscana punta al 40% di Sau entro il 2030 ma serve un lavoro di squadra tra pubblico e privato.

 

Redazione

Toscana Bio per la Sostenibilità ha organizzato lunedì scorso l’incontro online I distretti biologici, la Toscana è pronta? che ha visto partecipare come relatori: Gianluca Barbieri della direzione Agricoltura della Regione Toscana; Susanna Cenni, deputata Pd della commissione Agricoltura; Marina Lauri di Anci Toscana; Maria Grazia Mammuccini, presidente nazionale di Federbio ed Edoardo Prestanti, sindaco di Carmignano.

I biodistretti rappresentano uno strumento fondamentale nell’attuazione delle nuove politiche europee del Green Deal e della strategia Farm to Fork. La Toscana sembra porsi almeno l’obiettivo di raggiungere il 40% della superfice agricola coltivata a biologico da qui al 2030, essendo tale superfice già oltre il 30%. Il ruolo che i Comuni toscani possono giocare è molto importante, tanto che Federbio e Toscana Bio per la Sostenibilità stanno per firmare un protocollo con Anci per facilitare la crescita dei biodistretti.

Gianluca Barbieri si occupa in Regione dei distretti biologici e ha richiamato l’attenzione sulla legge regionale che è stata approvata nel 2019 grazie alle istanze partite dal basso: “La proposta di legge nazionale fu la base per la legge regionale, ben adattabile a tutti i territori della Toscana, mentre il regolamento di attuazione è del 2020. Entro la fine dell’anno arriveranno sicuramente delle richieste di costituzione di nuovi biodistretti toscani. E’ necessaria una sinergia tra agricoltori privati e istituzioni locali”.

Per Susanna Cenni, vicepresidente commissione Agricoltura della Camera dei Deputati “Serve un grande lavoro di squadra. Nel nostro Paese c’è stato chi ha remato contro la legge nazionale. La commissione del Senato ha finito il suo lavoro. Il testo è stato approvato alla Camera nel dicembre del 2018, quindi da un ramo del Parlamento ma non ancora dall’altro. Il Senato ha svolto un lavoro importante: ha introdotto l’articolo sui controlli e delineato le azioni di sostegno al biologico. La legge prevede un marchio del biologico italiano, la promozione dei biodistretti e un piano nazionale delle sementi biologiche”.

“Abbiamo previsto un fondo per lo sviluppo del biologico con una dotazione annuale – conclude la Cenni – oltre ai contratti di rete tra operatori e il sostegno alla ricerca. Sono previste azioni per la formazione professionale. Non possiamo permetterci di fallire perché i biodistretti sono realtà già affermate nel nostro Paese. La crisi ci ha rivelato la fragilità di alcune produzioni: serve produrre più proteine vegetali per la nostra filiera zootecnica, recuperare terreni abbandonati, incentivare i terreni per i giovani e le donne”.

Marina Lauri di Anci Toscana ha messo l’accento sul ruolo fondamentale che hanno i Comuni nell’intercettare le istanze: “La sinergia tra pubblico e privato è fondamentale. Il patto con le associazioni del biologico è sollecitato dal basso, un protocollo per salvaguardare il valore del cibo. I biodistretti hanno un valore fondamentale per il presidio del territorio, per contrastare l’abbandono e lo spopolamento, salvaguardare la biodiversità e le produzioni di nicchia fortemente identitarie, promuovere le mense a chilometri zero”.

Per Maria Grazia Mammuccini “occorrono alleanze strategiche in funzione del cambiamento in corso. Il mercato italiano del bio negli ultimi dieci anni è cresciuto del 142% raggiungendo 4,3 miliardi di euro mentre siamo a 2,6 miliardi di export, anche questo cresciuto di più del 140% negli ultimi dieci anni. Dal 2010 al 2019 le aziende bio sono cresciute del 70% con una superficie agricola complessiva che è del 15,8%. Green Deal e Farm To Fok puntano a triplicare da qui al 2030 le superfici coltivate a biologico, dall’8% in Europa al 25%”.

Secondo la presidente di Federbio la Toscana deve porsi almeno l’obiettivo del 40% da qui al 2030 ma è necessaria una forte sinergia tra i soggetti del biologico, anche su formazione e assistenza tecnica. “Le filiere del Made in Italy bio possono essere un’opportunità ed è necessario altresì un organismo inter professionale che tuteli complessivamente l’integrità del sistema del biologico. In Italia siamo a 40 distretti, di cui 8 in fase di costituzione, e questo senza un riferimento normativo nazionale”.

Intanto gli enti pubblici possono vietare l’uso di fitofarmaci e impedire che gli agricoltori convenzionali possano contaminare le coltivazioni biologiche. Ne sono un esempio le scelte del sindaco di Carmignano Edoardo Prestanti che il 19 marzo ha rinnovato l’ordinanza di stop al Glifosate per il quinto anno consecutivo.“La transizione ecologica è un tema fondamentale – ha detto il sindaco – L’economia lineare non guarda ai bisogni delle persone e genera diseguaglianze. Il cambiamento richiede una visione globale ma glocalismo significa che i cambiamenti hanno bisogno di un’azione locale per partire dal basso e tenere insieme una comunità”.

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