Uno studio guidato dall’Università di Firenze dimostra come il “beauty bias” influenzi la ricerca e i fondi europei lasciando al proprio destino le specie meno appariscenti ma a rischio estinzione.
di Gabriella Congedo
3 settembre 2026
FIRENZE – Nel mondo della conservazione della natura anche l’occhio vuole la sua parte. Ma quando le preferenze estetiche dell’uomo arrivano a condizionare le leggi di tutela e l’allocazione dei finanziamenti scientifici l’equilibrio ecologico rischia di incrinarsi. È quanto dimostra un nuovo studio internazionale coordinato dai Dipartimenti di Biologia e di Lettere e Filosofia dell’Università di Firenze pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Current Biology con il titolo “Beauty Bias in Butterfly Conservation and Research”.
La ricerca, guidata da Leonardo Dapporto (biologo) e Mariagrazia Portera (docente di estetica), ha coinvolto oltre 21.000 partecipanti da più di 100 Paesi. Ai volontari è stato chiesto di valutare l’aspetto estetico di centinaia di specie di farfalle europee.
I ricercatori hanno poi incrociato questi voti “popolari” con una serie di dati quantitativi: il numero di pubblicazioni scientifiche dedicate a ciascuna specie, l’interesse del pubblico (misurato tramite le foto caricate su piattaforme come iNaturalist e Flickr), i fondi europei stanziati (come i progetti LIFE) e la presenza delle singole farfalle nelle normative storiche di tutela, tra cui la Convenzione di Berna del 1979 e la Direttiva Habitat del 1992.
Il “Beauty Bias”: un vantaggio accumulato nel tempo
Il risultato è chiaro: la bellezza stimola l’interesse. Le farfalle europee percepite come più belle sono state storicamente le prime a essere protette. Questo vantaggio iniziale ha innescato un circolo virtuoso per le specie più appariscenti attirando nel tempo maggiori studi, attenzione mediatica e fondi per la conservazione.
Il rovescio della medaglia è che molte delle specie oggi a maggior rischio di estinzione secondo le Liste Rosse della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) sono farfalle cromaticamente modeste e poco vistose.
«Le specie minacciate non sono necessariamente le più belle, al contrario» spiega Leonardo Dapporto. «Negli ultimi anni è cresciuta la tensione tra priorità storiche della conservazione e reale urgenza ecologica. Le decisioni prese decenni fa continuano a influenzare la distribuzione delle risorse anche oggi, indipendentemente dall’effettivo rischio di estinzione».
Ripensare la bellezza per tutelare la biodiversità
L’obiettivo dello studio non è sminuire l’emozione o il piacere estetico che la natura suscita nell’uomo. «Grandi figure della scienza come Charles Darwin, Barbara McClintock o Rachel Carson non avevano problemi ad ammettere di essere guidate dalla bellezza nelle loro indagini» precisa la co-coordinatrice Mariagrazia Portera. «Tuttavia per loro il piacere estetico non riguardava solo preferenze per determinati tratti esteriori piacevoli ma la meraviglia per le relazioni ecologiche e per i processi vivi della natura».
Lo studio dell’Ateneo fiorentino si pone dunque come un campanello d’allarme per la comunità scientifica e le istituzioni. Riconoscere i nostri pregiudizi inconsapevoli è il primo passo per costruire politiche ambientali più eque ed efficaci, capaci di proteggere l’intero ecosistema e non soltanto le sue “star” più fotogeniche.



















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