Ecosistema

Mare Monstrum 2018: ecco tutti i numeri sul mare illegale

MareMostrum
Nel 2017 i reati crescono dell’8,5%. Mala depurazione e scarichi inquinanti i più contestati (35,7% del totale). Record delle infrazioni per la Campania (15,9%), mentre la Toscana ha il 7,6%.

L’assalto ai mari e alle coste italiane non conosce sosta e crescono i reati contestati dalle Forze dell’ordine: nel 2017 sono state 17mila le infrazioni contestate, oltre 46 al giorno, con un incremento rispetto all’anno precedente dell’8,5%. E le minacce sono sempre le stesse, a partire dalla maladepurazione che in Italia continua a essere un’emergenza irrisolta. E se gli scarichi illegali riguardano un abitante su quattro, non va meglio sugli altri fronti: tonnellate di rifiuti, nella stragrande maggioranza plastiche non gestite correttamente, continuano a finire in mare e invadere le nostre spiagge; il cemento abusivo che non viene demolito e che invade anche i tratti costieri di maggior fascino e ancora l’assurda corsa alle trivellazioni petrolifere che mettono a rischio il Mediterraneo.
I diritti dei cittadini continuano a non essere garantiti anche sul fronte dell’informazione e dell’accesso ai tratti di spiaggia liberi. E altri pericoli arrivano dai pescatori di frodo che fanno razzie e dai diportisti che sfrecciano senza alcun rispetto per il codice della navigazione.

La fotografia del mare illegale è stata scattata come ogni anno dal dossier MareMonstrum 2018 di Legambiente, basato sul lavoro delle Forze dell’Ordine e delle Capitanerie di Porto, presentato il 22 giugno in occasione della partenza di Goletta Verde. Crescono dell’8% rispetto allo scorso anno anche le persone denunciate e arrestate che sono 19.564: così come i sequestri – arrivati a 4.776 – che segnano una crescita in termini percentuali del 25,4%.

Quasi il 50% dei reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Sicilia,Calabria), che insieme al Lazio sono anche quelle che dominano la classifica nazionale. I reati più contestati sono quelli legati all’inquinamento delle acque e del suolo, derivanti da scarichi fognari fuorilegge, depuratori malfunzionanti o assenti, spandimenti di idrocarburi e contaminazioni del suolo: da soli raggiungono il 35,7% del totale delle infrazioni accertate. Seguono con il 27,7% la pesca illegale, quindi il cemento abusivo, con il 19,5%, e infine le infrazioni al codice della navigazione della nautica da diporto, che valgono il 17,1% della torta.

«Mare Monstrum ci restituisce uno spaccato di illegalità purtroppo ancora molto elevato – dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente –. Le minacce ai nostri mari non sono gli esseri umani che scappano dai loro Paesi a causa di carestie, guerre e disastri, ma sono altre e ben note da tempo: le trivellazioni di petrolio, di cui non si parla più ma che sono ancora lì a minacciare l’economia del mare; la maladepurazione per cui siamo stati condannati a pagare all’Ue una multa da 25milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola. Soldi che avremmo potuto spendere più utilmente per aprire nuovi cantieri per la depurazione e realizzare sistemi efficienti e moderni, creando nuovi posti di lavoro. O ancora il cemento legale o illegale, il marine litter e le plastiche usa e getta, usate ancora in maniera esagerata. È ora di dire basta a ogni forma di alibi”.

La classifica Mare Monstrum 2017 – A livello regionale il primato assoluto spetta alla Campania, che come l’anno precedente ha il record delle infrazioni, 2.715, ossia il 15,9% del totale, così come quello delle persone denunciate e dei sequestri. Al secondo posto c’è la Puglia, che sale di una posizione rispetto al 2017, con il 12,3% dei reati, mentre scende di un gradino, ma resta sul podio, la Sicilia con il 12%. Stabili, al quarto e quinto posto, ci sono il Lazio con il 10,3% e la Calabria con l’8,7%. Seguono, con numeri non trascurabili, la Toscana e la Liguria, con il 7,6% dei reati, e la Sardegna con il 6,3%. Il Molise scalza la Campania dal primo posto se si valuta, invece, il numero di reati per chilometro di costa, sommando ben 6,1 reati a chilometro (erano 5,8 nel 2017).

Fonte: Legambiente 

Tags