Rifiuti e riciclo

Odori nauseabondi segnalati dai cittadini a Vicopisano e Cascina. Interviene Arpat

Delta Energy Vicopisano
Foto Arpat

Controllo alla Delca Energy, azienda di recupero rifiuti. I cattivi odori provengono da un capannone danneggiato un anno fa da un incendio.

 

di Gabriella Congedo

VICOPISANO (Pi) – A Vicopisano e Cascina non si respira più. Dall’inizio dell’estate l’Ufficio Relazioni con il Pubblico di ARPAT è inondato dalle segnalazioni di residenti esasperati per i cattivi odori. E così nei giorni scorsi il personale del Dipartimento Arpat di Pisa ha effettuato un sopralluogo straordinario presso gli impianti di trattamento rifiuti gestiti dalla Delca Energy Srl in località Lugnano a Vicopisano.

Le segnalazioni parlano di forti odori nauseabondi e acri che penetrano nelle case e provocano irritazioni agli occhi e alla gola. Il problema si è aggravato, rispetto alla situazione precedente, a partire dall’incendio avvenuto nell’impianto 2 giugno 2020.

La Delca Energy opera nel settore del recupero e valorizzazione dei rifiuti, in particolare imballaggi plastici provenienti da raccolta differenziata urbana non destinabile al recupero di materia.
L’azienda è perfettamente in regola con le autorizzazioni ed è in possesso di certificazione ISO 14001 ed EMAS. Ma evidentemente c’è qualcosa che non va.

Al momento del sopralluogo di ARPAT le due linee di produzione erano ferme e i cattivi odori si percepivano appena. Ma è bastata un’occhiata in giro per capire la provenienza dei miasmi che stanno impestando la zona: si tratta di un capannone danneggiato nell’incendio del 2 giugno 2020 e non ancora del tutto riparato. Sono le aperture dell’edificio, dove avviene la triturazione dei rifiuti, ad aver determinato certamente la fuoriuscita dei cattivi odori.

Come Arpat ha già segnalato in passato, contribuisce alla diffusione delle maleodoranze in direzione sud-ovest quando il vento soffia da nord-est anche la mancata tamponatura della tettoia esterna sul lato meridionale, dove sono stoccati i rifiuti in ingresso in forma di balle di plastica. La ditta ha riferito che la chiusura sul lato sud è ferma a causa di un vincolo idraulico, quello della Legge regionale nr. 41 del 24 luglio 2018 (disposizioni in materia di rischio di alluvioni e di tutela dei corsi d’acqua).

Stando così le cose pare che il problema non avrà immediata soluzione. I lavori per riparare il capannone danneggiato si concluderanno fra qualche mese e per quanto riguarda la tettoia non tamponata “La mancata realizzazione di tale tamponatura purtroppo determinerà, a nostro avviso, il permanere della situazione critica dal punto di vista delle maleodoranze”, informa Arpat.

Nella sua relazione alla Regione Toscana l’agenzia ambientale chiede dunque di “prescrivere all’interno dell’Atto di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, di prossima emanazione, la tamponatura della suddetta tettoia, al fine di scongiurare la diffusione delle maleodoranze in direzione sud-ovest provocate dai rifiuti ivi stoccati”.
Speriamo che questo basti. Il recupero dei rifiuti è importante, per carità, ma il diritto dei cittadini a respirare aria pulita forse lo è di più.

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