Secondo i dati 2021-2025 Forte dei Marmi registra i valori più elevati mentre nei tratti naturali pesano maggiormente gli apporti dal mare.
Redazione
12 agosto 2026
I rifiuti spiaggiati continuano a rappresentare una presenza diffusa lungo il litorale toscano. I dati anticipati dall’Annuario 2026 e raccolti tra il 2021 e il 2025 nell’ambito della Marine strategy dell’Unione Europea indicano una media regionale di 221 oggetti identificabili ogni 100 metri di spiaggia. Il monitoraggio riguarda cinque tratti costieri, controllati due volte l’anno, e mette in evidenza differenze rilevanti non soltanto nella quantità dei rifiuti, ma anche nella loro composizione e quindi nelle possibili fonti di provenienza.
Il dato più alto si registra a Forte dei Marmi, dove la media raggiunge circa 418 oggetti ogni 100 metri. Qui sono frequenti mozziconi di sigaretta, imballaggi alimentari, borse per la spesa e altri prodotti di consumo: elementi che suggeriscono un’incidenza significativa della frequentazione turistica e balneare. Marina di Vecchiano si colloca invece a 231 oggetti ogni 100 metri, con una presenza più eterogenea di tappi e bottiglie di plastica. La vicinanza alla foce del Serchio e l’azione delle correnti marine potrebbero contribuire agli accumuli, insieme alla pressione esercitata dai visitatori.
Più contenuti i valori rilevati a Marina di Castagneto, Piombino e Collelungo, rispettivamente con 152, 167 e 139 oggetti ogni 100 metri. In questi tratti prevalgono cotton fioc, tappi di plastica e altri materiali compatibili con il trasporto dal mare. A Piombino compaiono anche numerosi mozziconi, probabilmente collegati alla prossimità dell’area urbana e industriale. Collelungo, nel Parco della Maremma, sembra invece risentire soprattutto degli apporti offshore e della dinamica costiera.
Per rendere più attendibile il confronto, l’elaborazione ha escluso i frammenti plastici non identificabili che mediamente rappresentano oltre il 30% dei rifiuti censiti ma sono difficili da contare e da attribuire a una precisa origine. Anche i cambiamenti nei sistemi di classificazione rendono problematico il confronto con i dati precedenti al 2020.
Il quadro suggerisce quindi che non esiste una sola causa del fenomeno. Nelle spiagge più frequentate incidono i comportamenti individuali e la gestione dei rifiuti, mentre nei tratti più naturali pesa maggiormente ciò che arriva dai corsi d’acqua e dal mare. Le azioni indicate comprendono campagne di sensibilizzazione, più contenitori per la raccolta differenziata, riduzione dei prodotti monouso e maggiore attenzione alle reti fognarie e alle acque reflue. La presenza persistente di cotton fioc, vietati con bastoncino in plastica dal 2019, resta infatti un segnale delle criticità ancora aperte.



















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