Dopo ben otto rinvii l’imposta sulla plastica monouso sarebbe fissata al 1° gennaio 2027. L’iniziativa è stata presentata in anteprima a Vicopisano.
Redazione
29 ottobre 2026
VICOPISANO (Pi) – L’inquinamento da plastica rappresenta un’emergenza non soltanto per gli ecosistemi e l’economia ma soprattutto per la salute umana. Per arginare il fenomeno alla radice occorre produrre meno plastica e incentivarne il riciclo sfruttando strumenti mirati come la Plastic Tax. Tuttavia, dal 2020 a oggi, la misura ha subito ben otto rinvii, facendo slittare l’attuale data di entrata in vigore al 1° gennaio 2027.
Per scongiurare l’ennesimo stop la Fondazione Marevivo e Zero Waste Italy hanno promosso una petizione nazionale su Change.org – presentata in anteprima a Vicopisano (Pisa) – rivolta a Governo e Parlamento per chiedere che la misura diventi finalmente esecutiva. A firmare per primo l’appello è stato il maestro Michelangelo Pistoletto, tra i fondatori del Manifesto degli Artisti per il Mare.
Un’emergenza ambientale e di salute pubblica
Le stime diffuse nella petizione indicano che ogni anno circa 229.000 tonnellate di plastica finiscono nel Mar Mediterraneo. Questo processo di degradazione frammenta il materiale in microparticelle che penetrano nella catena alimentare e, di riflesso, all’interno del corpo umano. Recenti ricerche hanno documentato la presenza di microplastiche nel sangue, nei tessuti cerebrali, nella placenta, nel latte materno e nel liquido seminale, evidenziando possibili correlazioni con ictus, infertilità e alterazioni neurologiche.
“La plastica si diffonde in modo pervasivo nel nostro mare, dove i pescatori tirano su più plastica che pesci – sottolinea Raffaella Giugni, Segretario generale di Marevivo – La Plastic Tax è uno strumento utile per ridurre la diffusione di questo materiale inquinante, rendendo più conveniente il riciclo per le aziende”.
Come funziona la tassa e il paradosso italiano
La Plastic Tax è un’imposta concepita per colpire la plastica monouso realizzata con polimeri vergini (non riciclati) destinata a imballaggi e oggetti usa e getta. La misura si rivolge unicamente a produttori, importatori e committenti — senza gravare direttamente sui consumatori — con l’obiettivo di rendere economicamente vantaggiosa la plastica riciclata, che oggi risulta più costosa.
Attualmente l’assenza di una normativa nazionale genera un evidente paradosso economico: l’Italia versa all’Unione Europea circa un miliardo di euro all’anno (pari a 800 euro per ogni tonnellata di imballaggi non riciclati), una spesa che grava sul bilancio dello Stato e quindi sui cittadini. Senza la tassa nazionale, tuttavia, le imprese non subiscono alcuno stimolo normativo per tagliare l’uso di plastica vergine.
La necessità di allinearsi all’Europa
La mancanza di sbocchi per la plastica differenziata porta al suo accumulo nei depositi dove gli incendi sono aumentati in modo esponenziale, con fumi e residui che danneggiano l’ambiente e la salute di chi vive e lavora nei paraggi. Un esempio emblematico citato da Rossano Ercolini, presidente di Zero Waste Italy, è il vasto incendio divampato a giugno 2026 in uno stabilimento di riciclo a Vicopisano: “Far sì che la Plastic Tax, per anni rinviata, entri in vigore non solo contribuirebbe a garantire il mercato del riciclo ma aiuterebbe anche a decongestionare gli impianti e a ridurre molti imballaggi ad oggi difficilmente riciclabili” – spiega Ercolini.
Adottare la misura nazionale — seguendo l’esempio di Paesi come Regno Unito, Spagna e Germania — permetterebbe dunque all’Italia di allinearsi alle migliori pratiche europee coniugando tutela ambientale, economia circolare e difesa della salute pubblica.



















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