Inquinamento

Qualità dell’aria in Toscana, calano le polveri fini ma resta l’emergenza ozono

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Il rapporto Arpat sul 2025 evidenzia un calo delle polveri sottili. Nell’estate 2026 registrati oltre 300 superamenti del valore di riferimento per l’ozono.

 

Redazione
20 ottobre 2026

La qualità dell’aria in Toscana migliora ma l’ozono continua a rappresentare una delle principali criticità ambientali. È quanto emerge da due rapporti pubblicati da Arpat il 14 e il 20 ottobre che analizzano rispettivamente l’andamento dell’ozono durante l’ultima estate e la qualità dell’aria nell’intero 2025. I dati mostrano progressi nella riduzione delle polveri sottili e del biossido di azoto, mentre persistono concentrazioni elevate di ozono in diverse aree regionali.

Nel 2025, per la prima volta, tutte le centraline regionali hanno rispettato i limiti previsti per il PM10 e il biossido di azoto (NO₂). Le concentrazioni di PM10 sono rimaste inferiori al limite annuale di 40 microgrammi per metro cubo, rispettando anche il numero massimo consentito di superamenti giornalieri. Risultati positivi anche per il PM2,5, con valori medi annuali inferiori alla soglia normativa di 25 microgrammi per metro cubo.

Per il biossido di azoto, legato principalmente al traffico e ai processi di combustione, il rispetto dei limiti si conferma per il secondo anno consecutivo. L’ozono presenta invece una situazione più problematica. Nel 2025 il valore obiettivo per la tutela della salute non è stato rispettato in tre stazioni, localizzate nell’area fiorentina, nelle pianure interne e in quelle costiere. Sono stati inoltre registrati cinque episodi di superamento della soglia di informazione di 180 microgrammi per metro cubo.

Il monitoraggio del 2026 conferma la persistenza del problema. Le centraline Arpat hanno rilevato oltre 300 superamenti del valore di riferimento di 120 microgrammi per metro cubo, calcolato sulla media giornaliera massima di otto ore. Sei stazioni su dieci hanno registrato un numero di superamenti nettamente superiore al riferimento annuale utilizzato per il valore obiettivo triennale. Non sono state invece oltrepassate le soglie di informazione e allarme: il massimo orario, 173 microgrammi per metro cubo, è stato misurato a Firenze Settignano.

L’ozono si forma attraverso reazioni chimiche tra altri inquinanti, favorite dalle temperature elevate e dall’irraggiamento solare. Può raggiungere concentrazioni significative anche nelle zone rurali, lontano dalle principali sorgenti emissive.

Il quadro diventa più impegnativo considerando la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che stabilisce limiti più severi entro il 2030. Diverse centraline toscane registrano già concentrazioni superiori ai futuri standard per PM10, PM2,5 e biossido di azoto. Il miglioramento registrato, dunque, non elimina la necessità di ulteriori interventi per ridurre le emissioni e tutelare la salute della popolazione.

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