Inquinamento

Granuli bianchi tra costa e Isola d’Elba, il mare presenta il conto

granuli-bianchi-mare-spiagge-Toscana-ecologica-ambiente

Da Rimigliano a Baratti fino a Rio Marina nuovi spiaggiamenti accendono l’allarme ambientale. Arpat analizza i campioni per capirne l’origine.

 

di Iacopo Ricci
21 settembre 2026

LIVORNO – Piccoli granuli bianchi e semitrasparenti, scaglie, frammenti irregolari, grumi depositati lungo la battigia. In pochi giorni il fenomeno ha toccato più punti sensibili del tratto di mare tra la Val di Cornia e l’Isola d’Elba, da Rimigliano a Baratti fino a Rio Marina, riaprendo una domanda che da anni accompagna gli episodi di spiaggiamento anomalo nel Tirreno: chi inquina il mare e chi controlla davvero?

Per ora una risposta definitiva non c’è. Arpat ha avviato le analisi e soltanto gli accertamenti di laboratorio potranno dire con precisione che cosa siano quei materiali. Le ipotesi restano aperte: potrebbe trattarsi di frammenti plastici industriali, pellet dispersi accidentalmente o sostanze cerose solidificate in mare. Ma il punto, già oggi, è politico e ambientale prima ancora che tecnico.

Perché quando lo stesso materiale compare su più spiagge, nel giro di pochi giorni, e attraversa di fatto un tratto delicato di mare come il canale di Piombino, non basta limitarsi a registrare il fenomeno. Occorre ricostruire il percorso dei frammenti, verificare le correnti, incrociare i dati meteorologici, controllare il traffico navale, analizzare le rotte e accertare eventuali operazioni di carico, scarico o lavaggio delle cisterne.

I precedenti, del resto, non mancano. Nel 2017 un importante spiaggiamento di materiale ceroso interessò ampi tratti del Tirreno settentrionale e della costa toscana. Ancora prima, nel 2012, circa due tonnellate di cera paraffinica bianca raggiunsero queste stesse aree costiere. In quel caso fu individuata come causa il lavaggio delle cisterne di una nave. È la prova che questi episodi non appartengono al campo delle curiosità naturali ma a quello dell’inquinamento marino e dei controlli insufficienti.

Per questo le analisi chimiche, pur indispensabili, rappresentano soltanto il primo passo. Il secondo deve essere l’accertamento delle responsabilità. Se il materiale sarà confermato come artificiale bisognerà capire chi lo ha disperso, quando, in quale punto e soprattutto se si poteva evitare.

In un tratto di mare attraversato da traffici commerciali, traghetti e rotte industriali, la tutela ambientale non può affidarsi alla fortuna o alle segnalazioni dei cittadini. Il mare non può continuare a diventare il luogo dove ciò che sfugge ai controlli viene nascosto dalle onde e poi restituito sulle spiagge. Quando i granuli arrivano a riva il problema è già cominciato molto prima, al largo, e qualcuno ha il dovere di spiegarne l’origine.

Tags