Agricoltura

Api e produzione di miele, è stato un anno terribile in Lunigiana

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Stefano Fenucci, apicoltore: “Produzione azzerata e fioritura dell’acacia persa. Il parassita Cinipite è tornato ed è stato necessario sostenere le api con un’alimentazione artificiale”.

 

APELLA (Ms) – Si è svolto nei giorni scorsi in Lunigiana il convegno “Apicoltura nelle Riserve di Biosfera: uno sguardo alle esperienze internazionali“. L’iniziativa ha segnato la conclusione di un workshop tra apicoltori del Mediterraneo, promosso dalla Biosfera UNESCO dell’Appennino tosco-emiliano, che ha visto la partecipazione di apicoltori provenienti da Catalogna, Corsica, Libano e Tunisia.

La MaB Unesco dell’Appennino era rappresentata dagli operatori lunigianesi che producono il rinomato miele DOP. Per l’Appennino è intervenuto Stefano Fenucci, apicoltore della cooperativa Il Pungiglione, mentre Antonio Felicioli dell’Università di Pisa ha sottolineato il ruolo delle api e degli altri insetti apidei per la biodiversità.

“Per le api e per la produzione di miele questo è proprio un anno terribile – spiega Fenucci –  In Lunigiana abbiamo più di 1000 allevamenti e il nostro miele DOP è quello di acacia, eppure quest’anno la produzione è azzerata. Anche adesso che le condizioni del tempo sembra migliorare non possiamo sperare di recuperare perché la fioritura dell’acacia l’abbiamo persa. Forse alcune piante a quote superiori potranno ancora produrre fiori ma il miele sarà scarso. La cosa più importante in questo momento è poter recuperare le famiglie di api che nel frattempo si sono ridotte di quantità e di forza riproduttiva. Tra quindici giorni inizierà la fioritura del castagno, ma dovremo fare un grosso sforzo anche perché le piante cominciano ad avere problemi per il cinipide. Il parassita, infatti, dopo tre o quattro anni di calo, è tornato in modo significativo”.

Le problematiche sono tante e molti apicoltori hanno dovuto sostenere le api con un’alimentazione artificiale per farle sopravvivere, come miele o acqua e zucchero. “Per far fronte a questi problemi – continua Fenucci – sarebbe necessario programmare una strategia a lungo termine di concerto con gli agricoltori. Bisognerebbe avere sia la disponibilità ad ospitare arnie, sia quella a poterle spostare dove ci sono fioriture valide.  Inoltre, gli agricoltori potrebbero piantare le così dette varietà bee-friendly, come facelie ed erba medica. Tutto questo sostenuto anche da un cambiamento culturale: riconoscere all’apicoltura un ruolo nella difesa della biodiversità e non ritenerla un’attività che intende meramente sfruttare le api.”

Fonte: Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano

 

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