Impatto (quasi) zero di Laura Lop

C’entro e ti RiUso

Bimba

Nel cerchio per ridurre i rifiuti manca un passaggio centrale

di Laura Lop

Parlando di economia circolare non possiamo prescindere dalla regola delle varie R, buoni comandamenti verso azioni sostenibili come Raccogliere, Riusare, Riparare, Riciclare, Riprogettare.

Se in materia di raccolta differenziata siamo abbastanza informati, sul riuso si aprono scenari molto incerti e in queste isole, ecologiche solo di nome, mandiamo a morire un’enorme quantità di beni e materiali che invece potrebbero essere ulteriormente recuperati e rimessi in circolo.

Il Testo Unico Ambientale recita: “le pubbliche amministrazioni perseguono iniziative dirette a favorire la prevenzione e la riduzione dei rifiuti e iniziative dirette a favorire il riutilizzo dei prodotti e la preparazione per il riutilizzo dei rifiuti”. Tradotto, potrebbe significare un concreto sostegno alla nascita di centri riconosciuti di riparazione/riutilizzo, alla promozione di misure educative, accordi, formazione del personale, con un ritorno non solo ambientale ma anche di sviluppo, lavoro ed economia locale.

Ma perché questo non succede ?
Uno dei motivi principali è la mancanza di chiarezza giuridica, fin dal significato stesso di “rifiuto”, e l’assenza di un’adeguata normativa in fatto di riutilizzo.
Infatti, come sappiamo, quando un oggetto varca la soglia del centro di raccolta, fosse pur nuovo, ha il suo macabro destino diretto in discarica o all’incenerimento.

In questo cerchio che ancora non gira per ridurre i rifiuti manca un passaggio centrale, e sono questi spazi fisici autorizzati a vagliare le raccolte degli ingombranti e a ricevere chiunque valuti la riparazione, non trovando riparatori… per un eventuale proprio riuso o rivendita.

Per i prodotti in buono stato, il mercato dell’usato e del vintage è piuttosto vivace nel recepire e rivendere.
Quando entra in campo la riparazione, che sia un abito, un mobile o un componente elettrico, spesso tendiamo a disfarcene per la non fattibilità sia economica che materiale, togliendo valore ai nostri acquisti e aumentando la quantità di quanto sotterriamo o bruciamo, con ovvio ritorno di insalubri conseguenze.

Per fortuna, avanzando tra mille difficoltà, stanno nascendo anche in Italia luoghi dove si raccoglie, si prova ad aggiustare e a volte trasformare – con picchi di geniale inventiva – quello che da altri viene visto come rotto, passato di moda, non meritevole di perderci del tempo.

Esistono centri del riuso dedicati a settori specifici, di piccola e media grandezza, con sbocchi commerciali ma in genere con un denominatore comune che li fa brillare: il recupero delle persone con disagi, ai margini della società perché troppo vecchie, troppo lente, non “perfette” così come quei miti consumistici che ci inducono a riempire la nostra vita frenetica di prodotti superflui anziché preferire la cura di pregevoli rapporti sociali.

Tra le R che preferisco senza dubbio sostengo quella di Ridurre, come riscatto dai troppi bisogni indotti che ci qualificano come consumatori fin dalla nascita.
Consumare meno, per godersi il proprio tempo e alleggerire l’impronta che lasciamo con il nostro breve passaggio sulla Terra.

 

Laura Lo Presti vive sulle colline del Montalbano, circondata dalla Natura e dai suoi gatti. Attivista ambientale per passione, collabora con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (www.rifiutizerocapannori.it) e con Ekoe società cooperativa (www.ekoe.org) per la commercializzazione di stoviglie e imballi ecologici.

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