L’entusiasmo di cittadini ed enti locali si scontra con il labirinto delle autorizzazioni e la carenza di competenze nei piccoli Comuni.
di Gabriella Congedo
22 settembre 2026
Il modello della condivisione dell’energia dal basso stenta a decollare con i ritmi sperati. Tra delibere comunali, manifestazioni d’interesse e tavoli promossi dalle associazioni di categoria la Toscana appare in prima linea nella pianificazione delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Tuttavia, quando dalla teoria si passa ai dati reali del GSE e degli osservatori di settore, emerge un divario strutturale tra la mole dei progetti annunciati e le realtà effettivamente operative sul territorio.
I numeri reali: quante sono le CER attive
Se si esamina il panorama regionale con il filtro dell’effettiva operatività — ossia enti legalmente costituiti dotati di impianti connessi e in grado di erogare gli incentivi sull’energia condivisa — la Toscana conta tra le 15 e le 23 CER qualificate e attive.
A queste si aggiungono alcuni Gruppi di Autoconsumatori che agiscono collettivamente (GAC), focalizzati per lo più su edifici condominiali o piccoli distretti artigianali.
La prima Comunità Energetica Rinnovabile ufficialmente riconosciuta e accreditata dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) in Toscana è la CER Torrita di Siena, ufficialmente operativa dal 13 febbraio 2023. Ha fatto da apripista per la gestione dei flussi e dell’autoconsumo condiviso tra un impianto fotovoltaico pubblico (installato su edifici comunali e scolastici) e i contatori dei residenti.
Tra gli altri (pochi) casi reali e attivi sul territorio regionale:
– la CER di Poggibonsi (Siena), una delle prime operative in Valdelsa, che punta sull’Integrazione diretta tra impianti fotovoltaici pubblici e utenze domestiche private.
– Italconcia Energy Community a Castelfranco di Sotto (Pisa), uno dei primi modelli di CER a vocazione prevalentemente industriale, creata per condividere l’energia prodotta sui tetti dei capannoni industriali e ridurre l’impronta carbonica della filiera produttiva.
– AR-CER-s — Comunità Energetica Solidale di Arezzo. Focalizzata sul contrasto alla povertà energetica destina una quota dei proventi dell’incentivo GSE a finalità sociali e a sostegno delle famiglie in difficoltà.
– La Comunità Energetica Rinnovabile di Cellole, una realtà innovativa nata all’interno del Monastero di Cellole a San Gimignano (appartenente alla Comunità di Bose) in stretta collaborazione con l’associazione Ecofuturo.
Il “collo di bottiglia”: centinaia di progetti sulla carta
Il vero dato che descrive lo stato della transizione in Toscana è lo scostamento tra intenzioni e operatività. Negli ultimi tre anni oltre 100 Comuni toscani hanno aperto bandi o pubblicato manifestazioni d’interesse per costituire una CER. Parallelamente, le risorse stanziate dalla Regione Toscana tramite il bando PR FESR 2021-2027 hanno intercettato centinaia di candidature di studio e fattibilità da parte di enti locali e distretti industriali.
| Stato di avanzamento | Stima quantitativa regionale |
| Iniziative / Progetti di fattibilità annunciati | > 150 progetti tra Comuni, distretti e associazioni |
| CER costituite formalmente (statuto/atto notarile) | ~ 40 – 50 enti registrati |
| CER operative (impianti collegati e incentivi GSE) | 15 – 23 configurazioni attive |
Meno di un quinto dei progetti originariamente presentati è riuscito finora a completare l’iter e ad accendere fisicamente i propri pannelli fotovoltaici o sistemi di accumulo.
I freni che rallentano lo sviluppo delle CER
Secondo le analisi svolte da tecnici e amministrazioni il ritardo della Toscana non è legato a una mancanza di interesse da parte dei cittadini ma a quattro ostacoli principali:
- Incertezza normativa e burocrazia del GSE: i ritardi nell’emanazione dei decreti attuativi ministeriali negli anni passati hanno generato una lunga fase di attesa. Anche con le regole vigenti le procedure di accreditamento e la gestione informatica dei dati di consumo con il GSE risultano complesse per le piccole realtà comunali o associative.
- Vincoli paesaggistici e autorizzativi: è il vero “nodo toscano”. L’installazione di impianti fotovoltaici sui tetti dei centri storici o nelle aree rurali sottoposte a vincolo paesaggistico incontra frequenti pareri negativi o prescrizioni rigide da parte delle Soprintendenze, rallentando l’autorizzazione di nuovi impianti dedicati alle CER.
- Colli di bottiglia sulla rete di distribuzione: la richiesta di connessione per nuovi impianti di media o grande taglia trova spesso la rete locale saturata e rende necessari interventi di adeguamento dell’infrastruttura di media/bassa tensione da parte dei gestori di rete.
- Il nodo delle competenze nei piccoli Comuni: costituire una CER richiede competenze giuridiche, fiscali ed energetiche che i piccoli Comuni toscani (spesso sotto i 5.000 abitanti) non possiedono internamente. Senza l’intervento di partner tecnici specializzati i progetti rischiano di arenarsi dopo la firma dell’atto costitutivo.
E così se da un lato le istituzioni e i cittadini dimostrano un forte interesse per le Comunità Energetiche dall’altro l’eccesso di burocrazia e la complessità autorizzativa rischiano di far perdere il treno dei finanziamenti statali e regionali. Per far sì che le centinaia di progetti su carta si trasformino in impianti operativi sarà fondamentale velocizzare i procedimenti autorizzativi e offrire un supporto tecnico diretto alle amministrazioni locali.




















Aggiungi un commento