Attualità

Addio a Carlo Petrini, la Toscana non dimentichi la sua lezione

Carlo Petrini, Premio per l'Ambiente 2024 al Tignano Festival
Carlo Petrini, Premio per l'Ambiente 2024 al Tignano Festival

La Toscana è un territorio in cui i valori e gli insegnamenti del fondatore di Slow Food dovranno continuare a trasformarsi in realtà concrete.

 

di Marcello Bartoli
22 maggio 2026

La scomparsa di Carlo Petrini lascia un vuoto profondo nel mondo del cibo, della cultura contadina e dell’impegno civile. Carlin, come molti lo chiamavano, è morto a Bra a 76 anni: dalla sua visione nacquero Slow Food, Terra Madre e l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, strumenti concreti per affermare che mangiare non è mai un gesto neutro ma un atto agricolo, sociale, ambientale e politico.

Fondata nel 1986 come risposta alla standardizzazione del gusto e alla velocità del fast food, Slow Food ha portato nel mondo un’idea semplice e rivoluzionaria: il cibo deve essere buono, pulito e giusto. Buono per chi lo consuma, pulito per l’ambiente, giusto per chi lo produce. In questa formula Petrini ha raccolto una battaglia lunga una vita: difendere le comunità locali, la biodiversità, i saperi artigiani, le economie rurali e il diritto al piacere consapevole.

In Toscana quel messaggio ha trovato una terra fertile. Regione di mezzadri, vignaioli, pastori, pescatori, norcini e fornai, la Toscana ha riconosciuto in Slow Food non solo un’associazione ma un modo di guardare al territorio. Oggi Slow Food Toscana dichiara una rete ampia di condotte, Presìdi e Comunità del cibo, segno di un radicamento che va dalle montagne appenniniche alla Maremma, dalla Lunigiana alle colline del Chianti, dalle città d’arte ai borghi più piccoli.

I Presìdi toscani raccontano bene questa eredità: il testarolo artigianale pontremolese, il biroldo della Garfagnana, il prosciutto bazzone, la razza bovina maremmana, la Marocca di Casola, l’agnello di Zeri e tanti altri prodotti che non sono semplici specialità gastronomiche, ma archivi viventi di paesaggio, memoria e lavoro.

Ricordare Petrini, oggi, significa allora non trasformarlo in un santino ma continuare la sua opera. Significa scegliere un’osteria che rispetta i produttori, comprare da chi coltiva senza impoverire la terra, insegnare ai giovani che dietro un piatto c’è una comunità, non solo una ricetta.

La Toscana, con la sua storia agricola e civile, può essere uno dei luoghi in cui questa lezione resta viva. Perché il vero lascito di Carlo Petrini non è la nostalgia del passato: è la responsabilità del futuro.

Tags




Advertisement