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Le vespe che non ti aspetti, comunicano e si riconoscono anche dall’odore

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Uno studio del Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze rivela un’inaspettata flessibilità nella comunicazione all’interno delle colonie di vespe.

 

FIRENZE – Le vespe possono riconoscere i propri compagni di nido dalla faccia, ma quando la popolazione cresce fanno affidamento anche sull’odore. Lo dimostra lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Ecology and Evolution dal gruppo di ricercatori coordinato da Rita Cervo, che ha indagato il comportamento delle vespe Polistes dominula presentando nuove prove della loro capacità di utilizzare diversi canali di comunicazione, in base alla disponibilità e affidabilità dei segnali in contesti diversi.

Gli autori hanno messo in luce in particolare un aspetto ancora poco indagato, cioè la possibilità di alternare due diversi segnali di riconoscimento, quello visivo e quello chimico, nelle diverse fasi di vita delle colonie di vespe studiate. “La capacità di discriminare i compagni di nido da individui estranei – spiega Rita Cervo – è una caratteristica cruciale delle società di insetti”.

I ricercatori hanno separato sperimentalmente segnali visivi e chimici di compagni di nido e non, presentandoli alle vespe di una colonia da soli o in combinazione, per saggiare quale canale di comunicazione venisse utilizzato nelle due fasi e, nel caso venissero usati entrambi, come interagissero quello visivo e quello chimico.

La disponibilità e l’affidabilità dei segnali di riconoscimento variano – chiarisce la ricercatrice -: prima della nascita delle operaie, le colonie di Polistes dominula sono piuttosto piccole, da una a poche vespe, e la variabilità del pattern di colorazione facciale consente alle vespe residenti di utilizzare i segnali visivi per riconoscere i compagni di nido. Dopo nascita delle operaie l’aumento del numero dei membri della colonia riduce l’affidabilità dei segnali visivi e quelli chimici diventano i segnali di riconoscimento più affidabili”.

I nostri risultati – conclude Alessandro Cini, primo firmatario dello studio – mostrano, per la prima volta in un insetto sociale, l’uso differenziale di segnali visivi e chimici per il riconoscimento dei compagni di nido in due diverse fasi della colonia”.

Fonte: Università di Firenze

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