Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Non solo acqua ed energia: il clima che cambia minaccia anche la fertilità del suolo

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Dalla Mongolia l’appello di 196 Paesi per fermare la perdita dei terreni coltivabili. Un trend globale che richiede contromisure immediate anche in Italia.

 

di Sandro Angiolini
23 agosto 2026

Una notizia sull’ambiente particolarmente significativa apparsa questa settimana sui media (ma non molto commentata, causa forse l’inizio del campionato di calcio di serie A) è quella relativa alla decisione del Vaticano di investire 100 milioni di euro in un impianto solare agri-voltaico per rendersi autosufficiente dal punto di vista energetico. Il tutto su circa 200 ettari di terreno che possiede poco fuori Roma, dove si cercherà di conciliare la necessità di produrre energia sostenibile con l’obbiettivo di praticare l’agricoltura; senza incentivi pubblici.

Preferisco tuttavia attirare la vostra attenzione su un tema meno “sexy” ma che ritengo altrettanto se non più importante: la perdita di suolo fertile dovuta al crescente riscaldamento climatico. Su questo argomento si sta tenendo in questi giorni a Ulan Bator un summit internazionale al quale partecipano rappresentanti di ben 196 Paesi, dal titolo “Recuperare i suoli. Ristabilire la speranza”. Per l’Italia vi partecipano esponenti del ministero dell’Ambiente e di altri enti a rilevanza ambientale ma nessuno del ministero dell’Agricoltura (e questo, come vedremo più avanti, è secondo me un grave errore).

La scelta del luogo non è causale dato che la capitale della Mongolia si trova vicino a vaste aree desertiche che un tempo non lo erano. Anche per questo il congresso è focalizzato sulla resilienza alla siccità, sul degrado del suolo e sulla protezione dei pascoli; tutte tematiche che in Italia dovrebbero attirare più attenzione di quella che attualmente hanno. Sì, perché il cambiamento climatico non ci costringe solo a prendere (presto) decisioni su come produrre energia in modo da non creare l’effetto serra e a risparmiare nel consumo di acqua ma ci dovrebbe anche far capire che comporta un aumento tendenziale della desertificazione dei terreni, già iniziata da oltre un decennio in varie regioni del nostro Sud.

Se questo è vero allora conviene capire meglio questo trend e adottare una serie di contromisure (già tecnicamente disponibili) per far sì che sia possibile contrastarlo, là dove possibile. Altrimenti il serio rischio è che diminuisca pericolosamente la quantità di terra buona a disposizione per coltivare e peggiori la qualità dei prodotti che verranno fuori da quella rimanente. Ecco perché la presenza di rappresentanti del ministero dell’Agricoltura italiano in Mongolia sarebbe stata una buona idea; magari da qualche parte del mondo ci sono delle buone pratiche da cui imparare.

Senza dimenticare che, quando l’agricoltura diventa impossibile a causa dei cambiamenti climatici, le persone sono costrette a emigrare, anche molto lontano. Come vedete, al mondo tutto è collegato.

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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