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Biodistretto del Monte Amiata: “Più sostegno al bio e alle produzioni locali”

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Da sinistra Mario Apicella e Marco Bignardi

Presentate alla Conferenza regionale dell’Agricoltura proposte di incentivi e garanzie contro la contaminazione da nuove tecniche genomiche.

 

Redazione
17 ottobre 2026

La Toscana ha perso il 57% delle proprie aziende agricole in vent’anni, passando dalle 121.177 del 2000 alle 52.146 del 2020. Un impoverimento del tessuto produttivo rurale che, secondo il Biodistretto del Monte Amiata, impone un cambiamento delle politiche agricole regionali con maggiore attenzione alle piccole imprese, all’agricoltura biologica e alla salvaguardia delle risorse naturali.

Sono questi i principali contenuti del contributo tecnico elaborato dall’associazione nell’ambito del gruppo di lavoro sulla transizione ecologica della Conferenza regionale dell’Agricoltura. Il documento, redatto dal portavoce Mario Apicella con Marco Bignardi, propone integrazioni alla bozza programmatica regionale in vista delle future politiche agricole europee.

Una delle questioni più controverse riguarda le nuove tecniche genomiche (NGT). Il Biodistretto esprime preoccupazione per la deregolamentazione europea, ritenendo insufficienti le garanzie sulla tracciabilità, sull’etichettatura e sulla prevenzione delle contaminazioni delle colture biologiche e delle varietà locali. L’associazione chiede inoltre maggiore protezione per il patrimonio genetico agricolo toscano, le banche del germoplasma e i Coltivatori Custodi.

Sul fronte ambientale il documento richiama i rischi di erosione che interessano circa 438.000 ettari di superficie agricola utilizzata su 640.000 coltivabili. Tra le priorità figurano la rigenerazione dei suoli, la conservazione della sostanza organica, una gestione più efficiente dell’acqua e maggiori controlli sulle utilizzazioni forestali.

Un capitolo specifico riguarda il futuro dell’agricoltura biologica. Secondo il Biodistretto gli incentivi attuali favoriscono soprattutto le aziende già strutturate, mentre quelle più piccole incontrano maggiori difficoltà.

La proposta è affiancare ai contributi economici strumenti per facilitare l’accesso dei produttori biologici alle mense pubbliche, anche attraverso accordi con i distretti biologici toscani. Per la futura Politica agricola comune l’associazione sollecita infine finanziamenti capaci di riconoscere economicamente i servizi ambientali forniti dagli agricoltori, dalla tutela della biodiversità alla conservazione della fertilità dei terreni.