Impatto (quasi) zero - di Laura Lop

Il riccio del compost

riccio

Esistono diverse forme di compostaggio. La Natura ci insegna che niente è rifiuto e nessuna risorsa viene sprecata.

 

di Laura Lop

Da un paio d’anni un nuovo concetto che quasi ignoravo è entrato con forza a far parte della mia vita: il compostaggio. Ne parlo praticamente ogni giorno sia nell’ambito della mia attività principale, che è quella all’interno della cooperativa Ekoe che commercializza stoviglie e imballi compostabili, sia in ambito di studio della riduzione dei rifiuti.
Partiamo facendo un po’ di chiarezza con i termini.

Compostabile è un aggettivo applicabile a quei prodotti che, una volta smaltiti, riescono a disintegrarsi entro 90 giorni e, rispettando determinati standard qualitativi, tornare compost.
Il compost è il prodotto ottenuto per mezzo della degradazione batterica del rifiuto umido domestico e più in generale dei rifiuti organici, utilizzabile in agricoltura come fertilizzante.
Il compost può essere definito un humus artificiale.

Compostare è invece l’azione di separare lo scarto organico (avanzi di cibo, sfalci e potature agricole, letame, lana, carta sporca, legno, lettiere non sintetiche degli animali) e conferirlo in appositi spazi che, con pochi accorgimenti, riproducono il processo naturale della decomposizione.
Si stima che il 30-50% dei rifiuti solidi urbani sia costituito dalla frazione organica; separando questa parte, il nostro sacco nero è già drasticamente ridotto.

Essendo uno scarto umido, se conferito indifferenziato all’interno delle discariche causa gravi problemi di percolazione inquinando le falde, con emissione di gas nell’aria e produzione di cattivi odori da fermentazione. Bruciarlo all’interno degli inceneritori è un’opzione altrettanto illogica, malsana e costosa in termini di economia e salute.

Esistono diverse forme di compostaggio a seconda delle diverse esigenze.
Il compostaggio domestico quando si ha un orto, un giardino ma anche un terrazzo, è la situazione più semplice perché è sufficiente dotarsi di una compostiera, avere l’accortezza di alternare materiali umidi con materiali più asciutti e di areare ogni tanto smuovendo il tutto con un forcone.

Curiosamente vantaggioso è il lombri-compostaggio: con l’inserimento di alcuni lombrichi all’interno della compostiera, il prodotto finale sarà molto più ricco. Basta far attenzione al palato dei lombrichi che non amano le cucurbitacee (zucca, zucchine, melone, cetrioli, luffa). Nella piccola “urban farm” che sta nascendo al Centro di Ricerca di Capannori i lombrichi stanno apportando il loro prezioso contributo, rendendo il compost molto più scuro, soffice e nutriente.

Ci sono soluzioni anche per le zone urbane mediante il compostaggio collettivo e le esperienze in corso in varie parti del mondo descrivono come questa pratica, se ben gestita, possa non solo ridurre notevolmente la spazzatura ma anche avere una connotazione sociale, rafforzando i legami tra i vicini e dando vita a orti urbani.
Infine ci sono le attività commerciali che possono dotarsi di impianti in grado di contenere e trasformare anche grandi quantitativi di scarti organici e stoviglie compostabili, bioplastiche comprese.

Va sempre premesso che l’obiettivo principale deve costantemente rimanere ben chiaro, e che è quello di ridurre drasticamente la produzione di ogni nostro rifiuto in quanto riciclare il volume crescente di questo nostro insaziabile vivere consumistico non è più una pratica sufficiente.

Ci sono città che rappresentano veri e propri casi studio come la città francese di Besançon che in pochi anni ha raggiunto risultati eccezionali, fornendoci un esempio intelligente di uso delle risorse verso un’economia circolare, con bassi costi.
I dati disponibili relativi all’anno 2017 fotografano questo quadro: l’amministrazione ha risparmiato circa € 800.000 grazie all’uso estensivo del compostaggio, sottraendo costi all’incenerimento, il 70% dei cittadini ha sistemi di compostaggio domestico o comunitario (anche grazie ai corsi di formazione gratuiti organizzati dal gestore rifiuti) mentre la riduzione del rifiuto residuo pro capite è passata da 217 kg a meno di 150 Kg per abitante, con l’obiettivo di scendere sotto ai 100. Oltre ai benefici ambientali, il sistema ha generato nuove competenze e posti di lavoro stabili.
In combinazione con una politica di tariffa puntuale che incentiva l’utente a una buona raccolta differenziata si riesce così a ridurre i costi operativi di raccolta e trattamento che possono diventare sgravi economici in bolletta, riconoscendo uno sconto a chi si attiva per compostare.

La Natura presa come modello ci insegna che niente è rifiuto e nessuna risorsa viene sprecata ma, anzi, riconvertita a nuovo utilizzo.
La mia piccola compostiera nell’orto è diventata mensa per alcuni piccoli animaletti di passaggio, vermi, topi, uccellini ma l’ospite che ho più piacere di incontrare è Ninnolo, il simpatico riccio.

 

Laura Lo Presti vive sulle colline del Montalbano, circondata dalla Natura e dai suoi gatti. Attivista ambientale per passione, collabora con il Centro di Ricerca Rifiuti Zero di Capannori (www.rifiutizerocapannori.it) e con Ekoe società cooperativa (www.ekoe.org) per la commercializzazione di stoviglie e imballi ecologici.

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