In una sola notte entrati oltre due milioni di metri cubi d’acqua di mare. La Lipu denuncia la mancanza di coordinamento ed enti di tutela immobilizzati.
Redazione
6 novembre 2026
VIAREGGIO (Lu) – Un grave incidente ambientale ha colpito il delicato ecosistema del Lago di Massaciuccoli. Nella giornata di martedì 3 novembre l’Autorità Portuale — ente regionale responsabile della gestione delle Porte Vinciane di Viareggio — ha avviato un intervento di restauro della storica infrastruttura. Tuttavia, la scelta di rimuovere contemporaneamente entrambe le porte a bilico ha lasciato via libera all’ingresso dell’acqua marina in un momento in cui il livello del lago si trovava circa 30 centimetri al di sotto del livello del mare.
A lanciare l’allarme sono stati inizialmente alcuni cacciatori presenti nella palude, sorpresi da una forte e anomala corrente in direzione nord-sud. Successivamente la notizia e i filmati dell’accaduto si sono diffusi sui canali social. Le misurazioni delle stazioni batimetriche hanno confermato la gravità dell’evento: tra martedì e mercoledì l’invaso ha registrato un innalzamento del livello di oltre 10 centimetri, equivalenti all’ingresso di più di 2 milioni di metri cubi di acqua salata in una sola notte.
Le Porte Vinciane, ideate nel XVIII secolo su progetti di Leonardo da Vinci, nascono proprio per impedire la risalita del cuneo salino e proteggere l’equilibrio d’acqua dolce della riserva. Soltanto nella tarda mattinata di mercoledì sono state attivate le paratie mobili (il cosiddetto “piccolo Mose”) per arginare la corrente, quando ormai l’afflusso salino era già avvenuto.
L’episodio ha sollevato forti perplessità sulle modalità di gestione del cantiere. Il dottor Andrea Fontanelli, responsabile della Riserva naturale del Chiarone – Oasi Lipu Massaciuccoli, chiede interventi immediati per quantificare i danni ambientali tramite rilievi ARPAT e sollecita un accertamento delle responsabilità. Resta da chiarire per quale motivo l’intervento sia stato eseguito senza coinvolgere l’Ente Parco e l’ARPAT, né sia stata avviata una Valutazione di Incidenza o convocata una semplice conferenza dei servizi con gli enti preposti che avrebbe consentito di prevenire il disastro.
Secondo la Lipu, oltre all’errore di valutazione dell’Autorità Portuale, la vicenda mette in luce la mancanza di coordinamento tra le diverse competenze e un problema di governance regionale. L’assenza di un Direttore generale in ARPAT (commissariata da quasi un anno) e il mancato insediamento del Consiglio Direttivo del Parco dopo sei mesi dalla nomina del Presidente testimoniano un indebolimento strutturale degli enti preposti alla conservazione della natura.



















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