Un algoritmo ispirato alle loro capacità migratorie sfrutta il campo magnetico terrestre per guidare i veicoli autonomi a lunga distanza o in assenza di segnale.
Redazione
5 novembre 2026
PISA – L’Università di Pisa firma una nuova importante frontiera nella robotica marina. Grazie a uno studio congiunto con l’Instituto Superior Técnico di Lisbona è stato sviluppato il primo algoritmo di navigazione per robot in grado di muoversi in mare aperto senza l’ausilio del GPS e senza la necessità di ricorrere a mappe geomagnetiche preesistenti.
Per superare una delle sfide più complesse della navigazione autonoma — ovvero operare a lunga distanza e in aree remote prive di infrastrutture di comunicazione — i ricercatori hanno guardato alla natura traendo ispirazione dalle straordinarie capacità migratorie delle tartarughe marine.
Analizzando i percorsi compiuti dalle tartarughe verdi tra l’Isola di Ascensione e le coste del Brasile il team di ricerca ha dimostrato che i robot possono replicare rotte analoghe sfruttando un approccio totalmente innovativo. Sul ruolo di questi animali Paolo Luschi, docente di Zoologia al Dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, spiega: “Diversi studi hanno mostrato che le tartarughe marine sono sensibili alle variazioni di intensità e di inclinazione del campo magnetico terrestre e possono usare questa percezione per determinare la propria posizione rispetto a una destinazione desiderata, così da stabilire la direzione da tenere per raggiungerla. Nel nostro studio ci siamo chiesti se un meccanismo simile, che probabilmente è implicato anche nella migrazione degli uccelli, potrebbe garantire le prestazioni di navigazione necessarie ai veicoli marini a navigazione autonoma”.
Il funzionamento pratico del sistema si basa sull’intuizione descritta da Cristiano Cammelletti, dottorando in Robotica al Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’ateneo pisano: “L’idea centrale è consentire al veicolo di apprendere la direzione più promettente durante il tragitto invece di affidarsi a una rappresentazione completa dell’ambiente fornita da mappe preesistenti”.
Cammelletti sottolinea inoltre i vantaggi di questo approccio in ambienti isolati: “In questo modo il sistema può affrontare missioni in aree oceaniche remote dove la disponibilità di mappe dettagliate non è garantita”.
Il veicolo, equipaggiato con un apposito magnetometro, si affida esclusivamente alle misurazioni locali del campo magnetico e alla memoria della destinazione, la cui “firma” comprende i valori di intensità totale e di inclinazione. Questa tecnologia apre prospettive inedite per lo sviluppo di veicoli subacquei autonomi, sistemi avanzati di monitoraggio oceanico e missioni di esplorazione in contesti complessi.



















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