Ecosistema

Wwf Toscana: Regione e Consorzi di Bonifica flagello dei fiumi naturali

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Si agisce in un clima di emergenza, rispondendo a richieste politiche di bassissimo livello e a interessi privati, a scapito degli ultimi fiumi naturali rimasti.

 

di Wwf Toscana

Secondo l’ultimo rapporto Wwf “Liberiamo i fiumi. Rigeneriamo le città e i territori” la Toscana contribuisce con ben 250 kmq di territorio urbanizzato nelle fasce fluviali (un’area pari a 38.500 campi di calcio), terza regione in Italia. Non solo in Italia si è costruito a ridosso, ma addirittura dentro gli alvei, anche in tempi recenti, nonostante la sempre maggiore frequenza di eventi alluvionali: la Toscana è ai primi posti. La stima, già di per sé allarmante, non tiene conto degli immensi spazi sottratti ai fiumi da un’agricoltura d’assalto, che prima coltiva fino alle sponde e poi pretende d’esser difesa dalle alluvioni.

In questo quadro, lascia esterrefatti l’ennesima dichiarazione di emergenza e l’ordinanza del presidente della Regione Enrico Rossi, di pochi giorni fa, nella quale si “impongono”, sulla base di un semplice sopralluogo, interventi drastici sul fiume Merse, a fronte dell’allagamento di un campo sportivo (quello di Brenna) e del vicino club cinofilo. Strutture realizzate in aree di esondazione del fiume Merse, a rischio elevato e soggette a piene ricorrenti, come risulta ben evidente dalla consultazione delle mappe realizzate dall’Autorità di Distretto.

Si agisce in un clima di emergenza, rispondendo a richieste politiche di bassissimo livello e a interessi privati, senza adeguate basi tecnico-scientifiche e senza una visione di bacino, a scapito degli ultimi fiumi naturali rimasti e persino in aree di pregio come nei siti della rete Natura 2000. L’annuncio a effetto è quello di “ripulire” il letto dei fiumi e di scavare l’alveo per far defluire l’acqua a valle ancor più velocemente, forse dimenticandosi che a Grosseto l’Ombrone non ha oltrepassato gli argini per pochi centimetri.

Il cittadino sappia che è in pessime mani: la sicurezza idraulica e la conservazione della natura potrebbero essere perfettamente integrate con una gestione di qualità. Invece si opera scientemente in un infinito quadro allarmistico, realizzando opere o interventi che non solo distruggono irrimediabilmente gli ecosistemi naturali, ma creano dispersione di valore e pericolosissimi squilibri nel territorio.

E’ un meccanismo gestionale perverso, quello a cui assistiamo da anni, con responsabilità precise: la Regione Toscana e i Comuni, per il governo del territorio e la tutela dell’interesse pubblico, i Consorzi di Bonifica per la gestione tecnica. A questi si affiancano privati perfettamente integrati nel sistema, operatori attrezzati con macchinari devastanti capaci di trasformare, in pochi giorni, chilometri di vegetazione ripariale in tonnellate di cippato, pronto per il mercato delle biomasse. Il tutto infischiandosene delle proteste del mondo scientifico ed accademico, delle linee guida e direttive europee (principio fondamentale della Direttiva quadro acque 2000/60/CE è il “non deterioramento”), delle gravissime criticità evidenziate dall’ARPAT, dei rilievi delle Soprintendenze, delle buone pratiche messe in atto in vari contesti nazionali ed europei e delle proteste di cittadini ed associazioni ambientaliste.

Come ormai si riconosce in ogni contesto moderno, non in Toscana, investire nella naturalità fluviale significa investire in sicurezza idraulica e servizi ecosistemici. Per la Toscana è ora di cambiare. Il Wwf non può far altro che chiedere le dimissioni dei dirigenti del Consorzio di Bonifica Toscana Sud, per le parole e i concetti tecnicamente inqualificabili espressi più volte, e richiamare alle loro pesanti responsabilità politiche il presidente della Regione Enrico Rossi e l’assessore all’Ambiente Federica Fratoni, per la pessima qualità del servizio pubblico a grave danno sia della sicurezza idraulica, sia della conservazione degli ecosistemi fluviali.

Cosa chiede il Wwf

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