Contro la decisione della Regione ENPA, LAV, Lipu, WWF e altre associazioni chiedono di cancellare una soglia giudicata sproporzionata.
Redazione
1 ottobre 2026
Il diritto di chiedere che un terreno venga escluso dalla caccia rischia di restare soltanto sulla carta per la grande maggioranza dei proprietari toscani. È questo il nodo sollevato da sette associazioni animaliste e ambientaliste all’indomani della pubblicazione del Piano faunistico-venatorio regionale, che apre una finestra di 30 giorni per la presentazione delle domande.
ENPA, GRIG, LAC, LAV, Lipu Birdlife Italia, LNDC Animal Protection e WWF Italia hanno scritto al presidente della Regione Eugenio Giani chiedendo la modifica immediata del Regolamento 36/R del 2022 che subordina l’accoglimento delle richieste alla disponibilità di almeno 200 ettari accorpati.
Una soglia che, secondo le associazioni, rende sostanzialmente inaccessibile a piccoli e medi proprietari la facoltà riconosciuta dall’articolo 15 della legge nazionale 157 del 1992. Il punto contestato è proprio questo: una norma regionale di carattere regolamentare non dovrebbe trasformare un diritto previsto dalla legge statale in una possibilità riservata, di fatto, soltanto a chi dispone di superfici molto estese.
Le organizzazioni sottolineano inoltre che il limite dei 200 ettari non è stabilito da una legge del Consiglio regionale e potrebbe quindi essere eliminato direttamente dalla Giunta attraverso una modifica del regolamento.
Nel mirino c’è anche la procedura telematica predisposta dalla Regione. Se la piattaforma consentisse l’accesso solo a chi possiede già i requisiti previsti dal regolamento, osservano le associazioni, alcuni cittadini potrebbero essere esclusi ancora prima che la loro domanda venga formalmente valutata. Per questo viene chiesto di consentire l’invio delle istanze anche tramite PEC e con gli altri strumenti previsti dal procedimento amministrativo.
Contestata anche la giustificazione ambientale della soglia. Secondo le associazioni, non esiste un automatismo per cui solo superfici superiori a 200 ettari garantirebbero una tutela efficace della fauna, tanto che in Toscana esistono aree naturali protette di dimensioni inferiori.
La partita, dunque, si apre adesso. Le associazioni annunciano assistenza ai proprietari interessati e non escludono iniziative legali se la Regione deciderà di mantenere inalterato il regolamento.



















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