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Mense pubbliche toscane, il rischio è finanziare il cibo ultraprocessato

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La vera svolta passa dagli appalti: più biologico, filiera corta e distretti capaci di portare cibo locale, salute e benessere direttamente nei piatti.

 

Redazione
24 settembre 2026

Ogni giorno scuole, ospedali e strutture pubbliche spendono risorse per acquistare migliaia di pasti. La questione è semplice ma decisiva: quei soldi continueranno a sostenere alimenti industriali e ultraprocessati oppure serviranno a costruire filiere locali, biologiche e più trasparenti? È su questo terreno che si concentra la richiesta di Coldiretti Toscana, che sollecita una revisione dei criteri delle mense pubbliche per ridurre la presenza di cibi ultraprocessati e aumentare quella di prodotti freschi, stagionali e provenienti dal territorio.

Il tema non riguarda soltanto la qualità dei menu. Gli appalti della ristorazione collettiva possono infatti orientare una parte importante della domanda alimentare pubblica e incidere direttamente sulle scelte produttive delle aziende agricole.

Coldiretti indica come riferimento il modello adottato da Roma Capitale per la ristorazione scolastica, dove sono stati introdotti criteri per limitare gli alimenti più trasformati e valorizzare le produzioni territoriali. L’organizzazione contesta invece l’impostazione europea sugli appalti, giudicata ancora poco incisiva rispetto alla diffusione degli ultraprocessati.

La questione sanitaria resta centrale: diversi studi hanno associato un consumo elevato di questi alimenti a maggiori rischi per la salute, in particolare sul fronte metabolico e cardiovascolare. Ma togliere gli ultraprocessati dalle mense non basta se manca una filiera alternativa organizzata. Ed è qui che i distretti biologici possono assumere un ruolo strategico.
Mettendo in rete aziende agricole, Comuni, associazioni e operatori economici i distretti biologici possono programmare produzioni e forniture di ortaggi, frutta, cereali, legumi, olio e altri alimenti biologici destinati alla ristorazione collettiva.

La vera partita, quindi, si gioca nei capitolati pubblici: decidere se continuare a comprare soprattutto prezzo e quantità oppure utilizzare la spesa delle mense per sostenere salute, agricoltura biologica, filiera corta ed economie locali.