Uno studio internazionale ha dimostrato l’utilità dei licheni per assorbire le microplastiche e i metalli tossici emessi dalle automobili.
Redazione
31 marzo 2026
SIENA – I licheni sono organismi davvero importanti per l’ambiente anche se spesso passano inosservati. Sono una simbiosi tra un fungo e un’alga (o un cianobatterio) e svolgono diverse funzioni ecologiche fondamentali. Essi assorbono infatti acqua e nutrienti direttamente dall’atmosfera e questo li rende molto sensibili all’inquinamento. Se l’aria è pulita crescono bene, se è inquinata scompaiono, per questo sono usati come “bioindicatori”.
In sintesi, anche se piccoli e discreti, i licheni sono fondamentali per la salute degli ecosistemi e per monitorare l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Di recente un team internazionale di esperti dell’Università di Siena, dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e della Trent University di Peterborough, Canada, ha studiato la diffusione delle emissioni automobilistiche non-esauste (da abrasione, non combuste) lungo un transetto di 150 metri dall’autostrada 401, a Toronto, la strada più trafficata del Nord America.
Utilizzando dei licheni per tracciare la dispersione di microplastiche e metalli tossici, attraverso analisi multidisciplinari, i ricercatori hanno rilevato una decrescita esponenziale del bioaccumulo di microplastiche da usura degli pneumatici con l’aumento della distanza dalla strada e la concomitante diminuzione del 70% del contenuto in particolato metallico veicolare a 35 metri dall’autostrada, con una robusta correlazione tra particolato emesso dai freni e dagli pneumatici.
“Questo studio apre nuove prospettive nell’utilizzo dei licheni come bioaccumulatori di particolato inquinante sottolinea il ricercatore Stefano Loppi –mettendo in risalto la stretta correlazione tra microgomme, elementi chimici potenzialmente tossici e particolato magnetico, attraverso design espositivi che permettono di osservare la diffusione delle emissioni automobilistiche con una risoluzione spaziale difficilmente conseguibile con altri metodi.
Tra gli sviluppi futuri si intende indagare la diffusione e la contaminazione da microplastiche nei beni culturali utilizzando, per la loro conservazione preventiva, i metodi del biomonitoraggio magnetico e chimico.



















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