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In Italia aumentano i “lavori verdi” precari e a bassa specializzazione

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Secondo una ricerca degli atenei di Pisa e Torino i green jobs sono aumentati ma questa crescita non si è tradotta in una maggiore qualità dell’occupazione.

 

Redazione
19 febbraio 2026

PISA – I green jobs, o “lavori verdi”, sono professioni che mirano a preservare o ripristinare la qualità dell’ambiente, contribuendo a un’economia a basse emissioni. Tra le professioni più ricercate emergono l’energy manager, il tecnico delle energie rinnovabili, l’esperto in gestione dei rifiuti, il consulente per la sostenibilità, il green designer e l’auditor ambientale.

Secondo il rapporto Green Italy oltre il 10% degli occupati in Italia opera nel settore green, con una crescente richiesta in aree come la progettazione, la logistica e il marketing. A tal proposito uno studio delle Università di Pisa e di Torino sui contratti attivati tra il 2010 e il 2019 mette in luce però un paradosso del lavoro verde: i green jobs in Italia sono aumentati, ma questa crescita non si è tradotta in maggiore stabilità occupazionale.

Al contrario, i lavori con una maggiore componente ambientale risultano associati a una probabilità più bassa di avere un contratto a tempo indeterminato. Secondo la ricerca, nel periodo considerato si è passati dai circa 40 mila nuovi assunti nel 2010 ai circa 56 mila nel 2019. E pur restando il Nord l’area con il maggior numero complessivo di assunzioni green, quelle a più alta intensità ambientale hanno riguardato il Mezzogiorno e le isole con una diffusione nel settore manifatturiero e tra i lavoratori uomini con livelli di istruzione medio-bassi.

Ma il dato più critico riguarda la qualità dell’occupazione. I risultati hanno mostrato che più un lavoro è caratterizzato da mansioni green, minori sono le possibilità di ottenere un contratto a tempo indeterminato. Anche considerando fattori come età, settore di attività e area geografica, i lavoratori impiegati hanno una probabilità più bassa di accesso a un contratto stabile, con una differenza che può arrivare a circa 2–3 punti percentuali rispetto ai lavori non green.

“Molti green jobs in Italia si collocano in occupazioni a bassa specializzazione e con livelli di istruzione medio-bassi, mentre una quota più limitata riguarda lavoratori altamente istruiti – osserva il ricercatore Francesco Suppressa –. Ne emerge una sorta di biforcazione in cui il lavoro verde si sviluppa soprattutto agli estremi del mercato del lavoro, senza rafforzare la fascia intermedia. In questo contesto, la sostenibilità ambientale rischia di innestarsi su segmenti occupazionali già fragili, se non accompagnata da politiche mirate sulla qualità del lavoro e sulla formazione”.