Opinioni

Pontedera, cura del territorio o militarizzazione incombente?

Foto da Movimento No Base.
Foto da Movimento No Base.

La base militare prevista nell’area di Gello raccoglie dissenso ambientale, democratico e sociale. Organizzata una manifestazione per il 2 giugno.

 

di Marcello Bartoli
27 maggio 2026

PONTEDERA (Pi) – La base militare prevista nell’area di Gello, a Pontedera, non è un episodio locale ma rischia di diventare tassello di una trasformazione più ampia: la normalizzazione della guerra come orizzonte politico, economico e culturale. Il progetto rientra nella cosiddetta “base diffusa” tra l’ex Cisam di San Piero a Grado e la Tenuta Isabella di Pontedera, con funzioni legate all’addestramento dei reparti speciali dei Carabinieri, tra cui GIS e Tuscania. Secondo le ricostruzioni disponibili, nell’area di Pontedera sarebbero previste strutture di addestramento, pista per mezzi e poligono.

Le istituzioni favorevoli o possibiliste hanno presentato l’operazione come una “base diffusa”, meno invasiva rispetto all’ipotesi originaria di Coltano, accompagnata da compensazioni ambientali, recuperi immobiliari e promessa di razionalizzazione di aree già militari. Questa narrazione insiste su sicurezza, occupazione, presidio dello Stato e opportunità infrastrutturali. Ma è proprio qui che nasce la critica: può un territorio accettare come sviluppo ciò che lo lega sempre più alla filiera bellica?

Comitati, Movimento No Base, Arci Valdera, Legambiente Valdera, Coordinamento Stop Rearm Valdera e altre realtà contestano il progetto da punti di vista diversi ma convergenti. C’è il dissenso ambientale: Legambiente ha denunciato conseguenze rilevanti su aree di pregio naturalistico e l’idea di procedere in deroga alle ordinarie pianificazioni urbanistiche e ambientali. C’è il dissenso democratico: i comitati lamentano scarsa trasparenza, decisioni calate dall’alto e accesso difficile agli atti. C’è il dissenso sociale: oltre 520 milioni di euro stimati per l’intervento appaiono, agli oppositori, una scelta sproporzionata mentre scuola, sanità, casa, trasporti e welfare restano sottofinanziati.

Il punto più profondo, però, è politico. La Valdera non ha bisogno di diventare retrovia dell’economia di guerra. Ha bisogno di cura del territorio, agricoltura sostenibile, ricerca civile, bonifiche, servizi pubblici, cultura, lavoro non subordinato alla produzione di conflitto. La pace non è un sentimento astratto: è pianificazione urbanistica, bilancio pubblico, partecipazione popolare, riconversione ecologica.

A Gello sarebbe auspicabile fermarsi, aprire un vero processo partecipativo e chiedere alla cittadinanza quale sicurezza desideri. Una sicurezza armata, fatta di muri, poligoni e addestramento? Oppure una sicurezza fondata su diritti, giustizia sociale, cooperazione e prevenzione dei conflitti? La pace comincia quando un territorio rifiuta di essere trattato come spazio disponibile per la guerra.

Intanto alla Tenuta Isabella è prevista una manifestazione, in occasione del 2 giugno Festa della Repubblica, contro la base militare e la guerra. Il ritrovo sarà al mattino, alle ore 10, in piazza Cavour. Seguirà un corteo in centro con centinaia di persone. 

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