Dopo l’incontro di Agliana al centro i dati sanitari della Piana e la richiesta di nuovi approfondimenti. Cinque le indagini sin qui concluse in Toscana.
Redazione
2 ottobre 2026
AGLIANA (Pt) – Oltre duecento persone hanno partecipato alla Misericordia di Agliana all’incontro su inceneritore e salute promosso dal comitato NonCiStiamo, affiancato dalla mostra 50 anni di inceneritore. L’appuntamento era stato annunciato nelle scorse settimane come un confronto sui possibili effetti sanitari delle emissioni dell’impianto di Montale.
Sono intervenuti l’ematologa e oncologa Patrizia Gentilini, Maria Paola Mazzetti e Alessandro Bartolini. Nel corso della serata sono stati richiamati soprattutto i dati di mortalità relativi al periodo 1987-2006: secondo le elaborazioni illustrate, ad Agliana e Montale la quota dei decessi attribuiti a tumori risultava superiore ai riferimenti provinciale e regionale, con 152 morti in più rispetto al dato atteso sulla provincia di Pistoia e 160 rispetto alla Toscana. I medici hanno inoltre richiamato alcune criticità relative a specifiche patologie e alla presenza di tumori anche nelle fasce di età più giovani.
Proprio lo stato dell’indagine epidemiologica avviata nel 2013 dalla ex Asl 3 merita però una precisazione. Lo studio riguardava Agliana e Montale, confrontati con Quarrata e Serravalle Pistoiese, e prevedeva inizialmente l’esame delle patologie tumorali rare e dei dati di mortalità. Non risulta formalmente “mai concluso”: ISPRO registra infatti il progetto Studio epidemiologico sulla salute dei residenti intorno all’inceneritore di Montale come concluso nel 2016 e nel maggio dello stesso anno fu prodotto un rapporto epidemiologico. Resta diverso il problema della capacità di quello studio di fornire una risposta definitiva sul rapporto causa-effetto tra emissioni e malattie.
Montale non è comunque un caso isolato. Una ricognizione delle ricerche disponibili individua almeno cinque indagini concluse specificamente legate a inceneritori toscani. A Pisa-Ospedaletto un primo studio commissionato nel 1998 arrivò ai risultati nel 2002; un secondo studio di coorte, con follow-up 2001-2014, venne concluso nel 2017 e segnalò alcuni eccessi meritevoli di approfondimento, pur sottolineando i possibili fattori confondenti.
Ad Arezzo-San Zeno uno studio di coorte pubblicato nel 2016 riscontrò associazioni con alcuni ricoveri cardiovascolari e segnali per patologie respiratorie, precisando che la sovrapposizione con altre fonti di inquinamento impediva conclusioni causali definitive.
Infine, nell’area di Pietrasanta-Camaiore, attorno agli impianti di Falascaia, uno studio pubblicato nel 2021 ha rilevato incrementi statisticamente significativi, nelle zone a maggiore esposizione stimata del vecchio impianto, per alcuni tumori, tra cui fegato, polmone, laringe, linfoma non-Hodgkin e leucemie. Gli autori hanno tuttavia evidenziato che non possono essere esclusi altri fattori di rischio individuali.
Il quadro toscano, dunque, non è quello di una totale assenza di studi: quattro territori sono stati indagati e almeno cinque ricerche sono giunte a un risultato formale. La questione aperta riguarda piuttosto l’aggiornamento delle analisi, la loro comparabilità e la possibilità di ricostruire con maggiore precisione l’esposizione individuale nel lungo periodo.



















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