ARCI, CAI e Legambiente contro il via libera del Comune all’aumento del 20% delle quote di escavazione: «Nessun beneficio economico, si rischia solo un danno ambientale irreversibile».
di Iacopo Ricci
1 luglio 2026
CARRARA – Una scelta contraddittoria, priva di reali benefici occupazionali e dannosa per l’ecosistema apuano. È un duro atto d’accusa quello lanciato in un comunicato congiunto da Legambiente Carrara, ARCI e la Commissione TAM del Club Alpino Italiano (CAI) contro la recente decisione del Comune di Carrara di consentire alle cave un incremento fino al 20% dei volumi di marmo escavati.
Il provvedimento, che discende dal Piano regionale cave, dai PABE (Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi) e dal Regolamento approvato nel 2025, viene definito dalle tre associazioni come un vero e proprio passo indietro rispetto alla tutela del territorio.
Il paradosso ambientale e la “premialità” alle aziende
Il primo affondo degli ambientalisti riguarda la giustificazione ecologica dietro all’aumento delle quote. Secondo l’Amministrazione, infatti, in cambio dell’incremento le aziende dovranno realizzare progetti per la cura dell’ambiente.
«L’escavazione è di per sé un danno ambientale irreversibile che distrugge il paesaggio e consuma suolo — replicano fermamente le sigle — aumentando le quantità escavate non si fa altro che ferire di più la montagna: altro che proteggerla!».
Le associazioni sottolineano inoltre come obblighi già previsti dalla legge, come non inquinare le sorgenti o smaltire correttamente le terre di scavo, non dovrebbero essere spacciati per “meriti” da premiare. Viene contestata anche la rinuncia del Comune alla propria potestà pianificatoria: la definizione dei progetti è stata delegata in modo generico alle aziende stesse, laddove l’ente pubblico avrebbe dovuto imporre opere cruciali, come la messa in sicurezza della città dalle alluvioni tramite la creazione di “ravaneti spugna”.
Il cambio di rotta
Il comunicato mette in luce anche una vistosa contraddizione politica. Solo lo scorso gennaio, durante la presentazione dei dati dell’Osservatorio sul marmo, la Sindaca aveva espresso grande orgoglio per la diminuzione dell’11% del materiale estratto in blocchi rispetto al 2024, evidenziando come il contenimento dei volumi e la valorizzazione della filiera avessero fatto crescere l’export.
«Se dunque la diminuzione dell’escavato era un fattore positivo e un merito, perché dopo pochi mesi si cambia opinione e si concede alle aziende di escavare un 20% in più?» si domandano i rappresentanti dei tre enti.
Occupazione: la tecnologia taglia i posti in cava
Anche l’obiettivo dichiarato di aumentare l’occupazione viene smontato dati alla mano. Tutti gli indicatori economici dimostrano infatti che il lavoro nei bacini estrattivi è in costante flessione a causa dell’adozione di macchinari sempre più efficienti e automatizzati.
Per ARCI, CAI e Legambiente la strada per rivitalizzare il tessuto economico e sociale di Carrara è un’altra: abbandonare il modello estrattivista, ridurre sensibilmente l’escavazione privilegiando i materiali non fratturati, dismettere i siti ad alta produzione di scarti e investire seriamente su una filiera di lavorazione locale e di qualità.




















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