Il WWF: i diradamenti espongono le abetine alla luce diretta accelerandone il disseccamento. Chiesto l’ampliamento urgente della Riserva del Monte Penna.
di Iacopo Ricci
23 luglio 2026
GROSSETO / SIENA — Un patrimonio ecologico unico e secolare rischia di scomparire dalla Toscana meridionale. A lanciare l’allarme è il WWF regionale, che accende i riflettori sulla critica situazione dei nuclei spontanei di abete bianco situati a sud-est del cono vulcanico dell’Amiata, a cavallo tra le province di Grosseto e Siena.
Le abetine del Pigelleto (Piancastagnaio), del convento della SS. Trinità (Selva di Santa Fiora) e i popolamenti sparsi del Monte Penna (Castell’Azzara) rappresentano i preziosi relitti di un’imponente foresta che in epoche storiche si estendeva per migliaia di ettari. Sebbene una parte di questo patrimonio sia protetta da riserve regionali, importanti settori di grande pregio naturalistico continuano a rimanere esclusi da un’effettiva tutela.
La falla nella rete di protezione
Il nodo della questione riguarda circa 150-200 ettari compresi nel comune di Castell’Azzara, in particolare nelle aree adiacenti all’ex miniera del Siele e nella zona di Poggio Paiccione – Poggio Castagno. Esclusi fin dal 1996 dall’istituzione della Riserva di Monte Penna — che avrebbe dovuto garantire la continuità ecologica con il Pigelleto — questi territori rientrano solo parzialmente nella rete Natura2000 (Sito IT5190013) o risultano del tutto privi di vincoli di salvaguardia.
I tagli boschivi e lo “stress da luce”
A partire dal dicembre 2023 in queste zone non protette si sono verificati pesanti interventi di diradamento dell’alto fusto. Sebbene le motoseghe non abbiano abbattuto direttamente gli abeti hanno rimosso imponenti latifoglie — soprattutto cerri, alcuni dei quali con oltre 70 anni di età — aprendo ampie brecce nella copertura forestale.
L’abete bianco è una pianta sciafila, che necessita di ombra e soffre fortemente l’esposizione solare diretta. L’improvvisa apertura delle chiome sta provocando il rapido disseccamento delle fronde di molti esemplari. Una condizione che va ad aggravare un quadro già compromesso dai cambiamenti climatici globali, che anche nelle riserve limitrofe stanno causando sofferenza e mortalità tra le piante, facilitando l’ingresso di parassiti.
L’appello del WWF: serve una tutela effettiva
La scomparsa di queste popolazioni spontanee costituirebbe un danno irreparabile per la biodiversità: si tratta infatti dell’unica stazione spontanea di abete bianco lungo la fascia tirrenica a sud dell’Appennino settentrionale, prima di arrivare al Cilento.
Il WWF sottolinea come tali interventi a fini commerciali siano in aperta contraddizione con le linee guida della Regione Toscana, che sul proprio portale Geoscopio descrive il sito come “ecosistema forestale continuo, maturo e di elevata caratterizzazione ecologica”, prevedendo il divieto di qualsiasi utilizzazione forestale per gli habitat tutelati.
Per questo motivo, il delegato regionale del WWF Toscana, Guido Scoccianti, torna a chiedere con urgenza un provvedimento concreto: l’integrazione immediata dei settori di Poggio Paiccione e della miniera del Siele all’interno della Riserva Regionale del Monte Penna, dando finalmente attuazione alla proposta di ampliamento avanzata dall’associazione fin dal 2011.




















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