Costi esorbitanti, tempi lunghissimi, problemi tecnici ancora irrisolti (come la gestione delle scorie) rendono quest’ipotesi fuori della realtà.
di Sandro Angiolini
26 aprile 2026
Era obbiettivamente difficile non dedicare questo blog alla ricorrenza dei primi 40 anni dall’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl avvenuto il 26 aprile 1986. Mentre un canale della radio RAI italiana ha collocato in questi giorni l’evento in Bielorussia (in realtà avvenne in Ucraina), credo che la maggior parte di chi era già vivo si ricordi cosa faceva quel giorno. E cosa ha fatto nelle settimane e nei giorni seguenti per minimizzare il rischio di contaminarsi: soprattutto evitando di bere latte, l’alimento che tende a concentrare i radionuclidi.
Il sito della centrale nucleare è diventato così un laboratorio a cielo aperto sugli effetti a lungo termine delle radiazioni su flora e fauna, da cui si possono ricavare informazioni e lezioni importanti su cosa succede e come accelerare la decontaminazione. Penso che la lezione più rilevante sia abbastanza semplice: tutti possiamo sbagliare qualcosa nella vita, ma quando il rischio in gioco nel caso di errore è altissimo conviene pensarci prima. E forse trovare una forma di energia più sicura.
La fusione nucleare? Certo, ma come ha scritto il fisico Roberto Battiston, docente all’Università di Trento, nel suo recente libro “Energia” (premiato quest’anno come miglior testo sull’economia verde al festival di Parma-ero casualmente nella giuria), se va bene le sue applicazioni commerciali saranno disponibili nel 2050. Quando il cambiamento climatico sarà molto più avanti di adesso.
Le nuove “mini” centrali nucleari modulari a fissione nucleare (SMR e MMR)? Quelle arriveranno certamente prima, forse anche nel 2030, ma a parte il fatto che saranno meno potenti delle attuali, produrranno comunque delle scorie radioattive. Ricordo che in Italia ancora non abbiamo individuato il sito sicuro destinato ad accogliere quelle dei quattro micro reattori sperimentali chiusi oltre 20 anni fa. E mi risulta che in tutta Europa solo i Finlandesi lo abbiano fatto per le scorie delle loro centrali, inaugurando il deposito ad Onkalo giusto in queste settimane.
Senza entrare nel merito dei costi reali per costruire le nuove centrali (trovate in rete un’ampia letteratura – risultano sempre drammaticamente superiori alle stime iniziali), tutto questo ci fa capire perché la stragrande maggioranza degli studi affermi che la quota di energia derivante dal nucleare è destinata a rimanere più o meno costante da qui al 2050: compresa cioè tra il 9 e il 10% del totale. Le rinnovabili (solare, eolico, idroelettrico, etc) ne forniscono già oggi molta di più: oltre il 30%.
Ecco perché sentire sui media autorevoli politici e anche qualche professore che si dichiarano entusiasti di spingere per il rilancio del settore dell’energia atomica mi sembra francamente surreale e serva solo a ritardare gli investimenti, appunto, nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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