Mentre si avvicina la fatidica scadenza del 30 giugno 2026 ancora non è dato sapere quali risultati stia producendo. E c’è chi parla di fallimento.
di Sandro Angiolini
3 maggio 2026
Sapete quanti soldi avete in tasca mentre leggete questo blog? Probabilmente sì, o comunque ci siete molto vicini. Sapete quanti soldi sono già stati spesi dei 194,4 miliardi di euro stanziati nel luglio del 2021 per il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza)? E soprattutto, sapete quali impatti occupazionali e ambientali stanno avendo? Probabilmente no.
Il problema è che non lo sa con certezza nessuno. Così almeno si ricava leggendo l’articolo pubblicato questa settimana sul Corriere della Sera da Federico Fubini, autorevole economista indipendente. Il titolo è assai significativo: “Il PNRR alla radice della crescita zero: anatomia di un fallimento in sei risultati mancati dall’Italia”.
Estraggo solo poche righe da quel lungo testo, che vi consiglio comunque di cercare e leggere in rete: “Si parla a volte di quanto denaro l’Italia stia spendendo, come se questo fosse l’obiettivo in sé. Non si parla mai dei risultati che esso sta producendo: quanti asili nido, quanti successi nei sistemi di formazione e avviamento al lavoro, quanta accelerazione nei tribunali? Ma c’è una scusante: su tutto ciò regna l’opacità assoluta, non solo dal Governo verso l’esterno ma probabilmente all’interno stesso del Governo”.
Io mi limito a ricordare che questi soldi devono essere spesi entro il 30 giugno 2026 e rendicontati entro il 30 agosto, due mesi dopo.
Nel corso degli ultimi anni ho dedicato almeno tre puntate del mio blog a questi temi cercando di evidenziare, oltre all’opacità complessiva rimarcata da Fubini, due cose per me fondamentali:
– il PNRR non ha investito sulla riqualificazione delle risorse umane chiamate a gestire l’enorme quantità di finanziamenti in gioco (di cui ricordo i 2/3, cioè circa 122 miliardi, sono prestiti da restituire entro il 2058 a tassi molto bassi). Ciò ha fatto sì che la Pubblica amministrazione si sia trovata impreparata e che siano spesso stati tirati fuori dai cassetti progetti vecchi, poco innovativi, comunque scarsamente in grado di produrre impatti positivi importanti;
– questo ragionamento vale in buona parte anche per la componente “Ambiente” del PNRR, che pure doveva all’inizio fare la parte del leone. Così si sono finanziate soprattutto linee di azione già avviate (es. risanamento edilizio, logistica), senza incidere su note criticità strutturali dell’Italia: crisi idriche, dissesto idrogeologico, bonifiche di terreni inquinati, etc.
A questo si è aggiunto un problema (a cui casualmente la tv RAI 3 ha dedicato uno speciale domenica 3 maggio mattina) che in Italia conosciamo fin troppo bene: lavori mai conclusi o abbandonati a causa di cattive progettazioni, di una sequenza infinita di subappalti, di dissidi tra ditte, di difficoltà nell’interpretazione di norme e via dicendo. Il risultato: che a febbraio 2026 il 65% dei 6 miliardi che il PNRR aveva destinato all’edilizia scolastica risultava ancora non speso (chiedere per esempi concreti ai sindaci di San Gimignano e di Barberino-Tavarnelle).
Non è finita qui. In un Paese che si ritrova oltre 3.000.000.000.000 di euro di debito pubblico accumulato (fa effetto visto scritto così, vero?) sembrerebbe logico tenere bene d’occhio i conti della spesa pubblica e l’operato dei suoi amministratori. Peccato che, sempre in questa settimana, sia arrivata la notizia che la Corte dei Conti abbia fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la legge del 7 gennaio 2026 varata dal Governo sulla riforma della responsabilità erariale e delle funzioni della magistratura contabile, che tra le altre disposizioni riduce al solo 30% del danno causato alle casse dello Stato quanto debbano rimborsare, appunto, i responsabili di decisioni errate e/o corrotte da parte della Pubblica Amministrazione.
È la prima volta che succede nella storia. E la dice lunga sul punto (tragicomico) a cui siamo arrivati se un autorevole organo dello Stato deve affidarsi al giudizio di un altro contro l’operato dell’esecutivo. In sostanza, continuiamo a farci del male…
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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