Prendersela con la strategia Ue è diventato un comodo capro espiatorio per coprire responsabilità e fallimenti. Ma i dati indicano che la sostenibilità conviene.
di Sandro Angiolini
11 maggio 2026
La maggior parte di voi si è già resa conto da tempo che in rete circolano tante bufale (o “fake news”). Una, in particolare, tende a circolare anche su rispettabili media e in molti convegni: che se in Italia l’economia va male e le imprese soffrono è colpa del “Green Deal”, cioè di un documento strategico della UE che definiva gli indirizzi dello sviluppo economico dei Paesi membri, fissando anche degli obbiettivi concreti da rispettare in termini di tutela ambientale (per esempio ridurre le emissioni nocive per il clima del 55% entro il 2030).
Il Green Deal è stato varato nel dicembre 2019, cioè prima che scoppiassero la pandemia e la guerra tra Russia e Ucraina: che molti dei suoi obbiettivi perciò risultassero poi ambiziosi non sorprende. Tuttavia, nonostante questo, i dati indicano che, alla fine del 2024, la UE aveva già ridotto del 40% le emissioni rispetto al 1990. E gli indicatori economici? Quello (purtroppo) più utilizzato, cioè il PIL (prodotto interno lordo) ci dice che, nello stesso periodo, i Paesi UE sono cresciuti del 70% anche se avevano dovuto, negli ultimi anni, adempiere anche alle norme stabilite dal Green Deal.
È di questa settimana la notizia che l’ASviS (Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile) nel suo ultimo rapporto ha evidenziato che, negli ultimi anni, le imprese manifatturiere con più di 10 dipendenti che hanno investito in sostenibilità (per esempio risparmio energetico e nel consumo di acqua, fonti di energia rinnovabile, orientamento alla produzione di beni e servizi “green”) hanno registrato mediamente una crescita superiore del 16% rispetto a quelle che non lo hanno fatto. Questo e altri risultati dello stesso segno sono contenuti in un rapporto redatto dall’autorevole Istituto Tagliacarne, che opera come centro studi di Unioncamere (l’associazione che rappresenta tutte le Camere di Commercio).
Non voglio tediarvi con altri rapporti, dati o numeri. Mi sembra però evidente che, quando si accusa il Green Deal di qualsiasi magagna sociale/economica (come ho sentito fare in pubblico da alti rappresentanti del mondo imprenditoriale), ci si dovrebbe chiedere, per esempio:
– se le imprese non riescono ad accedere a determinati bandi di finanziamento agevolato perché male e/o poco informate, o perché le piattaforme informatiche su cui operare non funzionano bene, è colpa del Green Deal?
– se per concludere una causa relativa a un contenzioso commerciale occorrono dai 4 ai 6 anni (ne so personalmente qualcosa) è colpa del Green Deal?
– se le stesse imprese non riescono a reperire giovani abbastanza qualificati, in settori specializzati, in grado di sostituire chi è andato in pensione, è colpa del Green Deal?
– e se in Italia non esiste da decenni una politica seria e continuativa che stimoli l’innovazione e il sostegno alle nuove imprese giovanili è di nuovo colpa del Green Deal?
Lascio a voi ogni commento, ma diffidate di chi trova nel Green Deal un comodo capro espiatorio per nascondere altre cause e/o responsabilità ben più nostrane; e soprattutto per ritardare investimenti e scelte che tutelino davvero l’ambiente. A chi lo fa andrebbe chiesto, infine, se tiene conto dei costi (di ogni genere) che i danni all’ambiente provocati dal mancato rispetto delle norme europee comportano anche per la sua impresa…
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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