Non investiamo in prevenzione (con danni economici enormi) mentre continuiamo a destinare ingenti risorse a progetti assai discutibili.
di Sandro Angiolini
12 aprile 2026
Chi si ricorda più di Niscemi? Sì, la grande frana sul fronte della collina dove è situato questo paese siciliano, con centinaia di persone costrette in fretta a lasciare le proprie case pochi mesi fa? E soprattutto: una frana conosciuta da tre secoli e destinata purtroppo a durare ancora nel tempo?
Come in un eterno “giorno della marmotta”, dove si ripetono gli stessi eventi già vissuti, in questa settimana i media nostrani si sono focalizzati su un’altra frana, quella che in Molise, nel Comune di Petacciato, ha di fatto tagliato per quasi quattro giorni l’Italia in due dal punto di vista dei trasporti. Questo perché la frana interessa sia un tratto dell’autostrada A14 che la linea ferroviaria che collega il Nord al Sud; con il risultato che i treni dovevano deviare dal percorso e impiegavano circa 12 ore per arrivare da Bologna a Bari.
Anche qui i precedenti erano chiari: un altro fenomeno analogo si era già verificato nel 2015 e il rapporto degli esperti di allora indicava chiaramente che con quella frana bisognava convivere. Come? In Italia abbiamo eccellenti ingegneri civili e geologi, quindi era stato individuato un sistema per drenare le acque che, accumulandosi in seguito a precipitazioni particolarmente intense e prolungate (vedi alla voce cambiamenti climatici) favoriscono lo sviluppo della frana. Già, ma i fondi necessari erano stati assegnati solo all’inizio di quest’anno…
Purtroppo gli stessi media che hanno dato la notizia non si sono occupati anche di riportare le stime dei danni economici che casi del genere comportano, in ogni caso enormi, per vari motivi (ricordiamoci poi che anche il Tempo è denaro).
E a proposito di soldi, qualcuno si ricorda invece quanto dovremmo spendere per finanziare la costruzione del ponte sullo stretto di Messina? Le prime stime parlavano di 11 miliardi, altre più recenti di quasi 15. Ma non potevano tenere conto del caos geopolitico in cui viviamo nell’ultimo anno, che molto probabilmente farà innalzare sensibilmente l’inflazione.
Alcune sintetiche conclusioni, non esaustive:
– continuiamo a spendere per riparare alla meno peggio le emergenze invece di investire prima e in tempo per prevenirle;
– continuiamo a destinare ingenti risorse a progetti assai discutibili, fatti apposta però per far parlare di sé i politici che li sponsorizzano;
– in realtà, nessuno ci ricorda abbastanza che siamo un Paese che ha accumulato oltre 3.000 miliardi di euro di debito pubblico, che ogni anno ci costa circa 90 miliardi di interessi, e che nel 2027 diventeremo quello che in Europa ce l’ha più grosso (più della Grecia) rispetto al proprio Prodotto Interno Lordo, cioè alla ricchezza che genera una nazione. Quindi di soldi veri, in realtà, non ce n’è per nessuno: c’è soprattutto debito, con cui si illudono tuttavia troppi Italiani…
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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