I cambiamenti climatici mettono a nudo i limiti delle abitazioni e degli incentivi pubblici. Le soluzioni ci sono ma il tempo e i fondi stanno finendo.
di Sandro Angiolini
9 agosto 2026
Continuo a ragionare sugli effetti del grande caldo di cui si parla relativamente poco in questo difficile periodo. Lo spunto me lo offre, come spesso accade, un interessante articolo uscito sul sito web del quotidiano inglese The Guardian.
Il giornalista si è recato nel sud-est della Francia, a Firminy, dove, verso la metà degli anni Sessanta del secolo scorso, il famoso architetto Le Corbusier progettò e fece realizzare delle unità abitative principalmente destinate a edilizia sociale in affitto. Un intento e un’opera lodevoli, assai attuali anche oggi in Italia, dove la penuria di questo tipo di abitazioni è uno dei fattori che spingono in alto i costi degli affitti.
A distanza di circa 60 anni, tuttavia, questi alloggi non reggono più la sfida del cambiamento climatico: la maggior parte dei loro inquilini afferma di registrare temperature interne superiori ai 35 gradi e di essere costretta a dormire per terra o in terrazza in quest’estate.
Il caso di Firminy, dove questi edifici sono stati dichiarati patrimonio nazionale e non possono essere modificati (né vi possono essere installare condizionatori), non è unico. Pensate a quanti altri alloggi, soprattutto in centri storici, presentano problematiche simili. Inoltre occorre considerare che il patrimonio edilizio complessivo, in Italia, ha un’età media molto elevata e quindi avrebbe estremo bisogno di ristrutturazioni adeguate, soprattutto per adattarlo alle temperature crescenti.
Le soluzioni tecniche già ci sono e molte nuove ne stanno arrivando; e non sono neanche sempre particolarmente costose, specialmente tenendo conto che comportano poi risparmi in bolletta che permettono di ripagarsele. Ma qui l’esperienza degli ultimi decenni ci insegna alcune cose non esattamente positive:
– la gestione dei vari (troppi) tipi di bonus è stata kafkiana. Il “superbonus” è stato un caso estremo: non si era mai visto al mondo dare (in teoria, nella pratica poi si è rivelato quasi sempre diverso) a un privato più soldi di quelli che aveva speso, senza limitazioni (per esempio solo per le prime case e solo per le fasce di reddito più basse). Un bonus dove ogni 10 giorni cambiavano le norme in gioco, costringendo proprietari e professionisti a snervanti aggiornamenti.
– si è intervenuti solo dopo che i buoi erano già scappati e il debito pubblico ingrossato talmente che a causa di questo oggi è quasi impossibile trovare abbastanza fondi per le nuove ristrutturazioni di cui parlavo sopra. Così si rischiano crisi energetiche (per riscaldare case non ben coibentate se ne consuma di più), crisi economiche (per le famiglie, ma anche per lo Stato, che in questo contesto vede aumentare i pagamenti in nero perché non conviene fatturare) e crisi personali, perché vivere in certe condizioni sottopone a stress non indifferenti.
– le risorse umane coinvolte in questo settore non si sono dimostrate adeguate. Sia all’interno della pubblica amministrazione che del settore privato che fornisce servizi di ristrutturazione. Questo in parte spiega l’eccessiva complessità burocratica degli strumenti adottati, i casi di frode (in cui purtroppo come Italiani vantiamo una discreta specializzazione) e i vari esempi di contestazione dei lavori fatti.
Il punto, secondo me, è che il risparmio e l’adattamento energetico sono delle chiare priorità nel nostro Paese e non ci possiamo permettere di sprecare altro tempo. E soldi.
OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.
È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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