La tendenza è a far prevalere il marketing piuttosto che la sostanza offrendo progetti e soluzioni senza un reale supporto tecnico-scientifico.
di Egidio Raimondi
24 aprile 2026
Bioarchitettura, bioedilizia, edilizia sostenibile, biocompatibile, ecosostenibile, architettura sana, salubre. Le definizioni si sprecano e la confusione regna sovrana. Come accade ormai per tutti gli ambiti del nostro vivere anche qui l’ipertrofia di informazioni, spesso fatta di deformazioni e disinformazioni ad arte, diventa controproducente rispetto alla necessità di affermare un nuovo modo di progettare e costruire i nostri spazi di vita.
Se da una parte si rileva un aumento di interesse da parte del cittadino e una maggiore propensione agli acquisti green rispetto a quelli grey, anche a costi leggermente maggiori, dall’altra si osserva una certa impreparazione a soddisfare la domanda da una parte e tentativi di approfittarne con proposte non proprio ortodosse.
Sono sempre più frequenti i casi di green washing da cui arrivano prodotti sedicenti green ma che, a un’analisi più approfondita, non lo sono o lo sono molto meno. La tendenza è a far prevalere il marketing piuttosto che la sostanza offrendo materiali, componenti e sistemi costruttivi presentandoli come panacea e soluzioni miracolose, spesso anche senza avere un supporto tecnico-scientifico che ne attesti la reale efficacia.
La sensibilità del cittadino medio verso la salubrità degli ambienti, la loro efficienza energetica, la loro sostenibilità economica, sociale e ambientale è alimentata dalle notizie che arrivano dai media in merito alla crisi climatica e alle misure necessarie e urgenti da adottare in ottica di mitigazione e adattamento. Una tra tutte è rappresentata dalla direttiva Case green che impone l’efficientamento energetico degli immobili per poterli immettere sul mercato, con una serie di valori limite progressivamente stringenti. Questo genera preoccupazione tra i proprietari di casa ma soprattutto è un caso in cui la disinformazione da parte del Governo è palese.
Essendo l’unico Paese ad aver votato “no” alla misura di Bruxelles insiema all’Ungheria, la narrazione dominante è che l’Europa mette le mani nelle tasche degli Italiani (in realtà di tutti gli Europei) obbligandoli a spendere per migliorare i loro edifici. In realtà è l’opposto perchè se non recepiremo la Direttiva (i tempi sono ormai stretti dato che il termine scade a metà 2026) subiremo l’ennesima procedura di infrazione da parte dell’Unione e pagheremo l’ennesima salatissima multa con le tasse dei contribuenti.
Inoltre, chi non avrà efficientato la propria casa continuerà a pagare le stesse bollette energetiche, sempre più salate vista la congiuntura internazionale con il gas che non viene più dalla Russia ma che importiamo via nave e liquefatto dagli Usa per rigassificarlo in Italia, con costi molto più elevati e impatti ambientali facilmente intuibili.
Il tema dell’efficienza energetica è tra i più cruciali e spinosi e si dipana in due azioni tra loro strettamente connesse: la riduzione dei fabbisogni di energia e la produzione di quella che serve da fonte rinnovabile. La riduzione si ottiene sostituendo gli apparecchi utilizzatori per l’illuminazione e la climatizzazione oltre che per le normali funzioni di vita all’interno dell’edificio e coibentando l’involucro (pareti, infissi, pavimento e tetto) con materiali isolanti che siano idonei. Nell’aggettivo “idonei” è sintetizzata tutta la riuscita o il fallimento dell’intervento.
Esiste infatti una moltitudine di materiali isolanti, con caratteristiche molto eterogenee, tra cui bisogna scegliere il più adatto all’impiego specifico. Fondamentalmente si dividono in due grandi famiglie: gli isolanti naturali, come le fibre di origine vegetale (canapa, legno, lino) e animale (lana di pecora) e gli isolanti derivati da sintesi chimica o dal ciclo del petrolio, come i polimeri plastici (polistirolo, polistirene, poliuretano), le fibre sintetiche (di vetro, di roccia) e le nanoparticelle (i nanocappotti a basso spessore).
In generale i primi hanno un minore impatto sia sull’ambiente che sulla salute degli esseri viventi, un miglior comportamento in ciclo estivo per via della maggiore inerzia termica, sono traspiranti e garantiscono maggiore salubrità agli ambienti ma, di contro, servono maggiori spessori e sono più costosi, anche perchè non hanno costi di smaltimento in qualità di rifiuti speciali come accade per quelli di sintesi.
Questi ultimi sono meno costosi perchè hanno un maggiore impatto ambientale, una maggiore diffusione sul mercato e sono spesso frutto di processi secondari di altre lavorazioni industriali, sono meno performanti in estate per via della bassa inerzia, praticamente non traspiranti o scarsamente traspiranti e spesso meno durevoli ma hanno il vantaggio immediato di essere meno costosi.
Egidio Raimondi è specializzato in bioarchitettura dal 1992. Svolge la libera professione, è docente e divulgatore, e sostiene l’edilizia green attraverso consulenze e progetti. Negli anni ha stretto proficue relazioni e strategiche sinergie con esponenti del mondo della cultura, delle istituzioni, della ricerca scientifica, in ambito nazionale e internazionale, uniti dall’obiettivo comune di promuovere l’ambientalismo del fare applicato all’urbanistica e all’architettura. Per contatti: er4953@gmail.com



















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