Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Lavorare la metà, guadagnare il doppio, ridurre sprechi e disuguaglianze: la ricetta Piketty per salvare il pianeta

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Nel Global Justice Report sei economisti tracciano la rotta da qui al 2100 per fermare il collasso climatico e garantire benessere condiviso.

 

di Sandro Angiolini
7 giugno 2026

Ho trascorso a Bruxelles buona parte della settimana che si chiude, principalmente per seguire delle conferenze organizzate dalla Commissione Europea sul tema del rapporto tra economia e protezione della natura. Ciò che in breve ne è emerso: oggi sono già disponibili ingenti capitali (anche di origine privata), tecnologie e metodi per ripristinare ecosistemi degradati, tutelare la biodiversità e convertire i sistemi agricoli e forestali tradizionali verso gestioni nettamente più sostenibili di quelle attuali, anche a vantaggio degli imprenditori coinvolti.

Un discorso in buona sostanza analogo emerge dalla lettura del rapporto “Global justice – A plan for Equality & Prosperity within planetary boundaries”, a cui il quotidiano inglese The Guardian ha dedicato in questi giorni un lungo articolo. Tra i sei autori del rapporto spicca l’economista francese Thomas Piketty, assurto a notevole fama 12 anni fa per un libro che analizzava lo stato del capitalismo nel XXI secolo (divenuto ormai un classico del pensiero economico contemporaneo).

I sei autori si sono posti un obbiettivo assai ambizioso: conseguire una società dove tutti godano di un elevato livello di benessere, dove il 90% della popolazione mondiale raddoppi il proprio reddito ma lavori la metà del tempo attuale. Una società dove non ci siano sprechi né consumi eccessivi e un pianeta che riesca a sostenere tutto questo senza rischiare di andare a rotoli. Ma come?

Innanzitutto attraverso una veloce “de-carbonizzazione” dei nostri sistemi di vita e di produzione di energia e con il passaggio da sistemi che promuovono consumi esagerati di risorse e beni a sistemi incentrati sulla “sufficienza”. Questo comporta una forte riduzione nell’ammontare delle ore lavorate e nell’uso di materie prime, assieme a cambiamenti sostanziali nei modelli alimentari, nell’uso del suolo e delle foreste. Come risultato vedremo una drastica riduzione nelle disparità di reddito, ricchezza e potere, sia tra Paesi diversi che al loro interno.

Il Global Justice Report rappresenta il primo tentativo, a livello mondiale, di proporre una tabella di marcia con indicatori quantitativi per una tale transizione. Riunisce quattro diverse dimensioni, troppo spesso separate, dell’attuale dibattito su questi temi: la redistribuzione della ricchezza su larga scala, una profonda riforma dell’ordine finanziario ed economico mondiale, una trasformazione radicale dei sistemi energetici e un sostanziale cambiamento dei modelli di consumo. Tutto questo viene posto a confronto con gli scenari elaborate dai massimi scienziati che studiano il cambiamento climatico per vagliare la sostenibilità delle soluzioni proposte.

Per fare un esempio in termini sociali, il totale di ore/anno lavorate per persona scenderebbe da circa 2.100 a 1.000, continuando il trend storico che dal 1800 le ha viste diminuire. Mentre aumenterebbe la quantità di ore che dedicheremmo ad attività educative e di tutela della nostra salute (dall’11 al 43% di quelle disponibili). Sarebbe così possibile, inoltre, raggiungere la piena eguaglianza retributiva tra Uomini e Donne e una più equa distribuzione dei lavori domestici.

Solo belle idee?  Non è la prima volta che esce un rapporto simile e che per un po’ si anima un dibattito interessante. Secondo me a questo giro pesano (positivamente) due aspetti: l’autorevolezza degli autori e la visione integrata e complessiva che la loro analisi sottende. In società dove gran parte della nostra attenzione verrà presto attratta dai nuovi mondiali di calcio non è poco…

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
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