Oltre la siepe - di Sandro Angiolini

Ondate di calore, in Spagna la prevenzione antincendio si fa con l’eco-pascolo

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Pecore e capre mangiano l’erba secca e le sterpaglie creando fasce tagliafuoco naturali. Per questo servizio i pastori ricevono dai 3.000 ai 6.000 euro all’anno.

 

di Sandro Angiolini
31 maggio 2026

In una settimana dove a ricordarci che il clima sta cambiando è stata soprattutto la sconfitta di Sinner agli Internazionali di tennis di Parigi (Fabio Fazio ha giustamente dichiarato che “farei giocare a mezzogiorno solo i negazionisti climatici”) si registrano anche i primi morti in Europa per il troppo caldo (vedi Francia).

Le temperature molto alte ci dovrebbero far riflettere su un altro problema ambientale tipicamente estivo: l’accresciuto rischio di incendi. Quando le piante e il suolo si seccano troppo diventano più facilmente preda di incendi che possono scoppiare per vari motivi: a parte il dolo e/o i fulmini in occasione di temporali ci mettiamo anche quei cretini che gettano in giro mozziconi ancora parzialmente accesi.

Per prevenire gli incendi uno degli strumenti più adottati è la creazione di fasce tagliafuoco che isolino blocchi di vegetazione rispetto agli altri, contrastando così la diffusione delle fiamme. È quindi con un certo interesse che ho letto pochi giorni fa sul sito web del quotidiano spagnolo El Pais la notizia che in alcuni Comuni montani della regione di Madrid si impiegano greggi di pecore o capre per mantenere bassa la vegetazione nelle zone a maggior rischio di incendi.

Per questo “servizio ecologico” i pastori impegnati ricevono dai 3.000 ai 6.000€/anno, in funzione della quantità di superficie su cui fanno pascolare i loro animali. Lo stesso accade in alcune altre municipalità della Spagna. Ha un senso? Sì, anzi due.
In primo luogo ottiene risultati simili agli interventi, molto più costosi, che sarebbero necessari utilizzando operai e macchine specializzate – con annesse maggiori emissioni di gas serra; quindi la collettività risparmia. In seconda battuta (abbiamo iniziato parlando di tennis…) si sostengono gli allevatori e le aziende agricole, che versano normalmente in una situazione di pesante crisi per una lunga serie di motivi.

In un certo senso è la scoperta dell’acqua calda; personalmente ho conosciuto, più di due decenni fa, un’allevatrice di capre del Chianti che offriva lo stesso tipo di servizio, ma senza ricevere particolari incarichi.

Inoltre, per gestire al meglio questi interventi (compresi quelli realizzati con operai e macchine), spero che gli enti che ne sono responsabili mettano a punto delle mappe aggiornate dei luoghi storicamente più colpiti dagli incendi (per esempio perché più vicini a strade frequentate e/o perché ospitano tipi di vegetazione che tende a seccare più facilmente, anche a causa del crescente cambiamento climatico). Così sarà più facile concentrare gli interventi di prevenzione dove è prioritario.
Qualcuno mi confermi che lo stanno facendo, e che magari stanno cercando degli allevatori disponibili.

OLTRE LA SIEPE è una rubrica settimanale che parte da eventi/notizie relative all’ambiente e all’economia su scala nazionale o internazionale per riflettere su come queste possono impattare sulla scala locale e regionale toscana.
Sandro Angiolini – Figlio di mezzadri, è agronomo ed economista e ha conseguito un Master in Politiche Ambientali presso l’Università di Londra (Wye-Imperial College). Ha scritto numerosi articoli sui temi dello sviluppo rurale e sostenibile e tre libri sull’agriturismo in Toscana. Per 29 anni funzionario presso amministrazioni pubbliche, svolge attualmente attività di consulente economico-ambientale e per lo sviluppo rurale integrato, in Italia e all’estero, oltre a varie iniziative formative e di comunicazione. È fortemente impegnato nel settore del volontariato ambientale e culturale.

È di recente uscito il suo libro “Comunicare meglio-istruzioni per l’uso”, un manuale divulgativo sulle tecniche di comunicazione rivolto ai non addetti ai lavori.
Vedi a questo link   





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